| "Magnadyne,
valore di una lotta". E' il titolo di un articolo firmato da don Bruno Dolino, in
prima pagina il 19 dicembre. "I grandi quotidiani hanno parlato poco della situazione
dei 3000 operai della "Magnadyne" che saranno presto posti a "Cassa
Integrazione" per tre mesi. Riassumiamo i fatti. Nell'incontro del 2 dicembre con i
sindacalisti e i delegati di fabbrica, il titolare dell'azienda Paolo De Quarti che fino a
poco tempo fa aveva richiesto mano d'opera raggiungendo il numero di 1500 maestranze,
dichiarò di aver chiesto l'intervento dello Stato per poter far fronte alle spese,
trovandosi, a suo dire, già fortemente indebitato a causa della crisi nel settore
radiotelevisivo. La situazione non è però chiara e
sia da parte delle Acli come anche dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori, si
chiede la "eliminazione dell'attuale gruppo dirigente", accusandolo di
"incapacità", anche considerando il fatto che la crisi attuale si svolge allo
stesso modo di quella del '65. Nonostante le riunioni svoltesi a tutti i livelli, anche a
causa della noncuranza di alcuni, oggi appare sempre più possibile un licenziamento di
massa da 700 a 1000 operai.
Fra gli atti di solidarietà con gli operai della Magnadyne
mi pare degno di considerazione il documento fatto distribuire da un gruppo di sacerdoti
della diocesi riuniti a Susa per il corso di aggiornamento, in cui si invitano i cristiani
a "collaborare attivamente con tutte le forze vive operanti nell'interno dell'azienda
perché la crisi si risolva nella giustizia" e tutte le comunità cristiane ed essere
solidali con "i fratelli particolarmente provati".
Mentre scriviamo, ci informano che gli operai hanno
occupato gli stabilimenti di S.Antonino e di Torino per sollecitare il Governo a prendere
una decisione nei loro riguardi prima di Natale. |









































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