Settimanale della Valle di Susa e Val Sangone

 

Ancora rinnovata,
 la sezione storica
 con i primi cento anni
 del giornale

in questo momento sei in:  1940 - 2006

     

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17 febbraio

Avigliana - 6 vittime nel Dinamitificio Nobel
Avigliana ed i paesi limitrofi vollero concorrere in nobile gara per rendere solenni onoranze funebri alle sei vittime del tragico scoppio avvenuto giovedì u.s. in un reparto della dinamiteria. Le vittime furono: Luigina Nota e Pereno Angiolina di Avigliana, Erminia Dosio e Gaetano Giaccone di Almese, Severina Vighetto di Rivera e l'operaio Michele Favretti di S.Ambrogio.

13 aprile 1940

La Valle di Susa e l'autarchia del carbone
Con la preparazione - che inizia fin d'ora - della campagna di riscaldamento 1940-41 si è ritornato a parlare dello sfruttamento dei filoni di torba e ligniti, esistenti nel territorio di Avigliana e dei limitrofi comuni di Almese e Condove e passare dal campo delle prove a quello della realtà.

27 aprile 40

Rubiana - L'inaugurazione dell'acquedotto
Domenica 21 aprile S.E. il Prefetto e il Federale salivano a Rubiana ad inaugurare l'acquedotto e la piazzetta - dedicata a Costanzo Ciano - ove è stata costruita la nuova zampillante fontana.

25 maggio

Novaretto - Le cave di torba
I tecnici hanno prospettato vaste possibilità di sfruttare il vasto giacimento di torba di ottima qualità, perché, alle esperienze di gabinetto, questo combustibile, ha dato un rendimento assolutamente inusitato dalle 4300 alle 5200 calorie.

6 luglio

Mussolini al Moncenisio
A quasi un mese dalla dichiarazione di guerra, Mussolini torna in valle di Susa. Si reca al Moncenisio, incontra ad Ulzio il Principe di Piemonte e visita le truppe.

20 luglio

Il re alla Sacra
Il 13 luglio, verso le 16,45, Sua Maestà il Re ed Imperatore giungeva improvvisamente alla Sacra di San Michele. Accolto al portone dello scalone dei "Morti", dal Rettore, Padre Luigi Sala, saliva la fantastica scalea, indicando al seguito la colossale costruzione.

La guerra sul Rocciamelone
Un articolo tratto dal quotidiano cattolico L'Italia narra le "epiche gesta degli alpini del Battaglione Susa. La cronaca, benchè rigonfia della retorica caratteristica del periodo, lascia comunque trapelare le grandi difficoltà della marcia dei nostri soldati. La Valsusa lo pubblica il 20 luglio.
"A zig-zag sull'abisso: è necessario marciare e si marcia. Qualche parola passa lungo la colonna, dall'avangardia alla coda, per segnare un tratto particolarmente difficoltoso, un punto di maggior paericolo, una svolta a zig-zag sull'abisso. .Son le caratteristiche espressioni dei montanari: telegrafiche, rudi, taglienti. La tormenta non attenua i suoi innumeri tentacoli attraverso gli stessi schermi della divisa, dei passamontagna, dei guantoni per insinuarsi sulla pelle, mordere la carne e fermare il sangue. La colonna Boccalatte avvolta nel sudario terribile oppone una strenua resistenza e procede senza un lamento, una geremiade, una protesta. Nè l'impresa ha termine con l'arrivo sul massiccio del Rocciamelone. Tutt'altro. E' proprio di lassù che comincia ad alternare la fase di maggior interesse e concludenza. Occorre infatti raggiungere la valle del Ribon, passando attaverso il ghiacciaio. Ci sono mille metri di dislivello da coprire, lungo una parete di vetro. Eccezionalità di un'impresa: non vi abbiamo detto, ma voi lo avrete subito inteso dall'andamento stesso della nostra ricostruzione, che la colonna Boccalatte è formata da autentici valligiani, conoscitori perfetti dei colossi alpini ed in modo particolare del Rocciamelone. Tuttavia, anche con questa precisazione, non si potrà non riconoscere l'eccezionalità dell'opera. Quei mille metri di brusco declivio si sono dovuti guadagnare a palmo a palmo sul ghiaccio: inutile dire che la discesa è stata dieci volte più contrastata dell'ascensione. Slittamenti prontamente rattenuti dalla cordata, inciampi sorretti, sbandamenti rettificati. Tenere in bilico il proprio corpo era un lavoro di non poco conto. Notte d'inferno: indimenticabile. Gli alpini e le camicie nere evocandola parlano sottovoce quasi per timore di violare un segreto e di forzare il tono. Poi, quando prorompono in un "finalmente" per indicare l'obiettivo raggiunto, il loro sguardo si illumina di soddisfazione e di fierezza".

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