| Formidabili
quegli anni. Stiamo parlando del periodo che segnò la rinascita de La Valsusa, dopo che,
per lo scoppio della grande guerra 1915-1918, il giornale era rimasto "sotto la
cenere" per ben tre anni. Poi, il vescovo di allora, Mons. Giuseppe Castelli, si mise
in moto per riportare alla luce il settimanale diocesano. Conosceva da tempo don Giacomo
Alberione, il fondatore della grande famiglia paolina, il quale gli inviò a Susa il primo
nucleo di quella che poco tempo dopo sarebbe diventata una congregazione: le Figlie di San
Paolo. Queste quattordici ragazze, guidate dalla direttrice Angela Boffo e dall'assistente
Teresa Merlo, partono per Susa. E' il 18 dicembre del 1918. Subito si mettono agli ordini
del direttore del settimanale, l'avvocato Cesare Napoli. La Valsusa torna nelle mani dei
lettori il primo gernnaio 1919. Sembra un vero miracolo. La ragazze seguono dall'A alla
Zeta tutta la "cucina" del giornale: redazione, correzione, bozze, stampa,
spedizione, ed anche ...strillonaggio, e sono le più giovani a percorrere le vie di Susa
annunciando che il nuovo numero è a disposizione. Alla fine del '19, vi è un cambiamento
non di poco conto: a dirigere il settimanale viene chiamato il giornalista torinese Luigi
Chiesa. Ecco come lo stesso neo-direttore, in una lettera inedita scritta alla fine degli
anni sessanta, ricorda l'incontro con lo storico nucleo delle Figlie di san Paolo:
"La prima che apparve in negozio dalla retrostante tipografia fu proprio la Teresa
Merlo della quale non vidi che gli occhi: il viso pallido e magrissimo scompariva sotto la
luminosità di quegli occhi che brillavano d'una luce soprannaturale. Dissi tra me: questa
è un'asceta; deve vivere d'aria...(e invece viveva di preghiera!). Non ho mai dimenticata
la collaborazione intelligente e premurosa che la Teresa Merlo mi dava in quegli anni per
migliorare continuamente il giornale La Valsusa. Metteva ogni diligenza nel curarne la
stampa: si impegnava assiduamente nelle correzione delle bozze, nella scelta dei migliori
caratteri di stampa per i titoli (e non v'era tanto da scegliere...), nel perfezionamento
della tiratura: sotto la sua guida quelle ragazzine fecero miracoli, data la loro
inesperienza e la limitatissima disponibilità dei mezzi. La tiratura del giornale segnava
pertanto un continuo aumento. I suoi commenti si limitavano a questa pratica
considerazione: "Più il giornale è diffuso e letto, e più numerose sono le persone
che leggono un buon pensiero, un richiamo al bene: ed è questo l'apostolato della buona
stampa!". Grazie all'opera di Teresa Merlo, successivamente Madre Tecla, la prima
superiora generale delle Figlie di san Paolo, e delle sue ragazze, in quegli anni il
nostro giornale rinvenne, crebbe e si fortificò. Ecco perchè ci sono tanto care e
preziose le memorie che ci restituiscono la suggestiva e commovente fotografia di quegli
anni formidabili, in cui la "santa impresa" del Rosaz riprese ossigeno grazie ai
luminosi e semplici sorrisi pieni di fede della meravigliose ragazze di Alba. |
































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