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Img01.gif (100397 byte)Dal Verdon al Colorado...
attraverso le gorge di Susa

 

fotografie di Vito Aloisio

 

DA SUSA A CHIOMONTE NEL CANYON DELLA VAL DI SUSA

di LODOVICO MARCHISIO

Presto forse avremo anche noi il nostro piccolo “Canyon del Verdon” che in Francia porta un turismo da capogiro lungo la strada “belvedere” che lo cinge tutto al suo esterno e un’affluenza escursionistica incredibile al suo interno, da quando sono stati ideati i sentieri che corrono lungo il suo fondo. Ebbene pare proprio che sia stato approvato il progetto di ideare un sentiero che percorrerà al suo interno, la Dora Riparia nel tratto Chiomonte-Susa. Roberto Follis, da poco assessore, è un uomo eccezionale perchè crede in queste iniziative.

Img02.gif (107257 byte)Lui ama la sua valle come la amo io, valsusino d’adozione, da quando abitando a Grugliasco, mi sono rivolto alla Val di Susa situata alle sue porte, per ritrovare quella naturalezza di cui ho bisogno per vivere, accolto dal profumo intenso dei suoi boschi, dalla sua schietta gente e dalle sue ridenti vallate. Ma un progetto per diventare realtà ha bisogno di essere attendibile e soprattutto bisogna anche “crederci”. E’ stato per questo motivo che il 20 agosto con un gruppo di appassionati tra i quali il sottoscritto, abbiamo percorso al suo interno la Dora. Attualmente questa discesa lunga 7 Km. non attrezzata, è un percorso avventura con un tratto in cui l’acqua arriva oltre la vita. Il problema più grosso a mio parere per farla divenire un sentiero escursionístico sarà quello di ripulire il fondale da tutte le disparate immondizie che si trovano ivi depositate un po’ ovunque trascinante dalle piene o gettate qui dentro dalle discariche abusive, che oltre a far brutta mostra di sè inquinano la falda acquifera. Se molti automobilisti distratti non si avvedono sorpassando Susa che la Dora sparisce per un buon tratto, l’occhio dell’alpinista da tempo si era accorto di questa particolarità ed infatti già Renzo Barbìè più di 15 anni fa, su una rivista specializzata di montagna ne tracciava il percorso introducendo la descrizione con parole che restano nel cuore di tutti noi alpinisti: “Abbiamo scoperto il nostro piccolo, grande canyon forse più semplicemente abbiamo scoperto il corso di un fiume ... Certo è quasi impossibile supporre che nella più conosciuta delle valli torinesi esista ancora qualche barlume di esplorazione e di ignoto...”

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 Affascinato ed intimorito dal percorso misterioso questo tratto della Dora, l’ho percorso una prima volta il 17 settembre del 1992 (9 anni fa) e da allora ne ho parlato anch’io più volte: sulla rivista “Panorami”, sul mio libro “Esplorazioni e Scalate tra canyon e monoliti” (anno 1990) e sull’attuale mio ultimo libro pubblicato a due mani con M.Carena, La Val di Susa a piedi ... usando la testa”, che è già alla seconda edizione. Quale miglior occasione per descrivere su tali testi quest’affascinante percorso. Il 20 agosto di quest’anno, quando l’ho percorso per la seconda volta, ho volutamente cercato di osservarlo con occhi diversi per immaginarmi il sentiero che dovrebbe venir ideato dopo la captazione di un certo quantitativo d’acqua nel collettore di Salbertrand. Infatti l’esplorazione all’interno del canyon, attualmente comporta come rischio maggiore l’apertura delle chiuse a monte di Ramats. Durante l’esplorazione condotta con “La Valsusa”, alcune rappresentanze del CAI convenute da più parti, l’assessore Follís e diversi amici, questo rischio non lo correvamo perchè lo stesso Follis aveva avvisato le due centrali a monte e a valle della Dora del nostro ingresso nel canyon. La magia può essere ovunque, nella pietrai in un fiume, in qualunque elemento naturale, ma è l’essere umano a dar loro un significato.

Img03.gif (103970 byte)Basti pensare alle cascatelle laterali che tra mille rivoli argentati cascano fluttuando all’interno del canyon. Prima della follìa di un’orrenda guerra civile, fenomeni naturali simili erano presenti nell’incantato mondo del lago di Plitvice nella Ex-Yugoslavia. Sono quasi certo che se questo progetto andrà in porto (in parte anche per giustificare l’acqua che sarà tolta al fiume) finalmente la nostra bella vallata potrà cominciare a guardare ad un turismo diverso ed intelligente che convoglia curiosi, escursionisti e turisti da ogni dove. Bisogna però trovare il coraggio di cominciare, perchè i frutti si raccolgono se si seminano le piante giuste. Soprattutto bisogna viaggiare uniti, convinti e compatti con tutte le realtà della valle, nessuna esclusa! Mi riferisco alle varie sedi, sezioni e sottosezioni del Club Alpino Italiano dislocate un po’ ovunque, che se è difficile per un singolo individuo come me raggiungerle tutte, senza dimenticarne nessuna, non deve essere affatto impossibile contattarci e trovarci tutti per ideare un progetto comune, con l’aiuto delle singole maestranze. Nessuno vuole essere il padrino di un'idea, o meglio qualunque idea che nasca dalla mente fertile di un individuo può servire a iniziare o completare un piano di sviluppo già avviato in materia di sentieristica. Molto è gìà stato fatto (sentiero Dei Franchi, Sentiero degli Orridi), moltissimo resta da compiere. Molte sono le cose che bollono in pentola (Sentiero dei Monaci, Sentieri Balcone vari, etc.) l’importante e non spegnere la fiamma che mantiene viva la fiaccola dell’entusiamo che oggi albera in tutti noi amanti della Valle. Citare tutti gli enti, i volontari, gli alpini, presenti in Val di Susa è pressochè impossibile. E’ sufficiente però a mio avviso stare dietro noi per primi ai vari progetti perchè questi si trasformino in fatti concreti. E non è cosi difficile, credetemi. Sapete cosa può frenare un’iniziativa comune, qualunque essa sia? La fretta in cui si vive, in cui sì è costretti a lavorare, il tempo che sembra non bastare mai.

Img06.gif (115880 byte)Un’idea si accantona, si frantuma, si perde sino a morire se non c’è qualcuno che ce la ricorda in continuazione. Bisognerebbe avere solo quel progetto da portare avanti, ma ovviamente in un’amministrazione comunale, nelle Pro Loco, nelle Comunità Montane i lavori da portare avanti sono tantissimi; il difficile è tenerli in vita tutti. Il 29 luglio u.s. con il Presidente delle Comunità Montane,Giuliano Gigi e con quasi tutti i Sindaci della Bassa Val di Susa, Cenischia e l’assessore Giovanni Baro di Novalesa, è partito il progetto di lavoro comune per aprire alla fine di quest’autunno il “Grande sentiero degli Orridi” che partirà da Caselette sino ad arrivare a Novalesa, dove si unirà al Sentiero dei Monaci. Il Sindaco di Susa Germano Bellicardi ci ha invitati nel suo ufficio appena usciti dal canyon oltre che, per offrirci un gradito rinfresco e sentire le nostre idee, anche per conoscere a fondo com’è il percorso. Dopo aver sentito il nostro racconto, ne ha compreso l’efficacia e ci ha confermato il progetto di questo sentiero. Come vedete basta un pugno di volenteroso per trasformare un sogno in realtà: “dove c’è una volontà, c’è una via...”

 

 

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Img09.gif (82687 byte)Le stupende e selvagge gorge della Dora Riparia

Di Roberto Follis

Il canyon della Dora che si snoda per circa 7 chilometri tra i Comuni di Susa, Giaglione, Gravere e Chiomonte, può considerarsi un museo geologico di proporzioni epiche; i diversi strati di roccia che compongono le pareti a strapiombo, le superbe cascate dì acqua che in certi momenti riflettono i colori dell’iride e le svariate caverne che contribuiscono a creare un paesaggio irreale, appaiono come un libro aperto sulla formazione del territorio che è stato modellato nel corso dei secoli.

Img08.gif (108812 byte)Alcune riviste specializzate nel settore alpinistico e naturalistico, hanno incluso le gole in questione, fra le cinque più suggestive d’Italia e le hanno definite le più selvagge dell’Italia Settentrionale. Uno straordinario gioco della natura, che è stata modellata dalle forze erosive dell’acqua, del vento e del gelo. Una vera lezione di geologia sul campo si presenta agli sguardi delle persone che osano introdursi nel “Colomdo” di casa nostra. Sono rare le persone che conoscono questo spettacolare canyon valsusino, nonostante che a breve distanza vi siano delle strade statali che risalgono la Valle e che sono frequentate da frettolosi automobilisti. Sovente a pochi passi dalla propria casa, senza che uno se ne renda conto, esistono delle stupende bellezze da scoprire ma è abbastanza normale che tutto quanto è facilmente raggiungibile, non fa notizia e quindi non è sufficientemente valorizzato ed apprezzato. Al momento l’unica possibilità per ammirare e godere di questo ambiente di rara bellezza, è offerto in esclusiva agli avventurosi, agli amanti dell’escursionismo più estremo, a coloro che praticano il torrentismo o che prediligono calarsi con corde lungo pareti a strapiombo. Ma fra non molto sarà più facile cimentarsi in tranquille passeggiate; secondo notizie ufficiose, il progetto per la fruizione naturalistica della zona, risulta sia stato ammesso a beneficiare delle provvidenze finanziarie previste dal Regolamento dell’Unione Europea 2081/93-obiettivo 2.

 

Img10.gif (109909 byte)L’idea di aprire un sentiero naturalistico lungo l’asta fluviale della Dora fra Susa e Chiomonte nonché di recuperare lo storico itinerario dei Monaci fra la Madonna della Losa e l’Abbazia della Novalesa, era stata lanciata nel 1995 dal geom. Roberto Follis e fatta propria dal Sindaco di Susa prof. Germano Bellicardi. L’Azienda Energetica Metropolitana che all’epoca era in procinto di iniziare i lavori di costruzione dell’impianto denominato “Pont Ventoux-Susa”, accettò la proposta a titolo di compensazione e mitigazione dell’impatto derivante dalla costruzione del serbatoio di demodulazione previsto a monte della Centrale idroelettrica di Susa. Successivamente l’ipotesi progettuale per la fruizione delle gorge, venne recepita con entusiasmo anche dagli altri Sindaci dei Comuni rivieraschi e precisamente da Enzo Vayr di Giaglione, Cesare Olivero Pistoletto di Gravere e Roberto Perol di Chiomonte. Infine il progetto preliminare redatto dal Dott. Silvio Durante su incarico affidatogli dalla S.c.r.l. Pont-Ventoux, è stato inserito a cura della Comunità Montana, nel programma integrato di sviluppo turistico dell’Alta Valle di Susa; il costo complessivo delle opere ainmonta a L. 600 milioni finanziati per il 70% dell’Unione Europea e per il restante 30% dall’A.E.M.. La cantierizzazione dei lavori verrà affidata dalla Comunità Montana Alta Valle di Susa, previa stipulazione dell’apposito patto associativo tra gli Enti interessati. La costruzione del sentiero che consentirà ad escursionisti esperti di poter visitare un ambiente di particolare interesse sotto l’aspetto naturalistico e scenografico, richiamerà un turismo intemazionle con conseguente ricaduta economica per i Comuni Valsusini.

Img11.gif (106715 byte)Al fine di permettere a chiunque di godere dall’alto dell’ìncomparabile spettacolo, a corollario dell’intervento, sono previste in località di eccezionale interesse panoramico, dei luoghi di osservazione ed alcune aree attrezzate. Così anche la Valle di Susa riscoprendo una propria spiccata vocazione turistico-naturalistica, potrà essere concorrenziale con la famosa regione francese dell’Ardèche e con le gorges del Verdon, scoperte dall’idrografo Martel sin dal 1905, dove per la proliferazione di “gites” le popolazioni locali hanno avuto nuove occasioni di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'allegro gruppo prima (sopra) e dopo la gita (sotto)

 

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