Settimanale della Valle di Susa e Val Sangone

 

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Nè osservatori nè cavalli di Troia

“Temo i Danai, soprattutto quando portano  doni”: così disse il  troiano Laocoonte per spingere i cittadini a rifiutare il  cavallo di legno, fittizio dono di pace alla città di Troia da parte degli Achei invasori, in realtà macchina da guerra che, ospitata all’interno delle mura, vomitò nella notte schiere di armati. Così Troia, per dieci anni imprendibile, fu occupata strada per strada  e messa a ferro e fuoco; nulla più poterono i concittadini di Laocoonte che non gli avevano dato ascolto, anzi avevano abbandonato lui e i suoi figli all’ira degli dei nemici del vero (da sempre il potere è invidioso e vendicativo). Anche contro la nostra più che decennale resistenza contro il TAV è pronto un cavallo di Troia, che si chiama Osservatorio.  Una specie di costoso gingillo, anzi un organismo pericoloso, dove si disquisirà  di questioni tecniche, mentre, parallelamente, anzi in modo del tutto svincolato, stanno andando avanti le decisioni politiche, quelle del partito trasversale degli affari che l’alta velocità la vuole come e più che in passato e che ora, attraverso l’osservatorio, potrà vantare il coinvolgimento almeno formale della
collettività interessata. I primi effetti negativi già si fanno sentire: un ruolo di garante ed una credibilità indebita data ad un  faccendiere, da sempre schierato a favore del TAV, già amministratore delegato per la
lobby delle autostrade, ora assurto a presidente dell’Osservatorio, il signor Mario Virano, accreditato anche dall’assemblea dei Sindaci come
uomo dell’ascolto e del dialogo; per cui la trappola mortale
dell’Osservatorio diventa anche nelle parole del presidente Ferrentino una vittoria delle istituzioni locali, un luogo di confronto dove non si parlerà del “ come TAV “, ma del “se TAV”, con quattro opzioni, una sola delle quali è l’opzione zero.  In tal modo si stempera l’unica ipotesi accettabile, quel NO TAV che è stato l’ossigeno di ben quindici anni di lotta contro l’Alta Velocità e i grandi affari, ed è diventata una bandiera di resistenza irriducibile dentro e fuori la valle, l’ ipotesi di un nuovo patto tra uomo e natura, di un mondo diverso possibile di liberi e uguali. Ma, a differenza dei Troiani, il popolo della battaglia del Seghino, della liberazione di Venaus, quello che con rabbia lucida ha saputo bloccare la Valle contro la militarizzazione del territorio, i sondaggi, l’inizio dei cantieri, è ben sveglio e determinato, pronto a sostenere i propri rappresentanti istituzionali, ma anche a criticarli ed a stoppare iniziative indebite. Che i cavalli di Troia da noi non passeranno è stato ben chiaro a Bussoleno, giovedì 23 novembre, in Comunità montana, dove la conferenza dei Sindaci riceveva per la prima volta il presidente dell’Osservatorio. Il signor Virano, giunto in incognito, molto prima dell’ora stabilita, protetto dalle forze dell’ordine, è stato costretto a ritardare la partenza perché una nutrita rappresentanza del popolo NO TAV stava ai cancelli per esprimere tangibilmente il proprio dissenso. Non una “ goliardata”, come l’ha definita polemicamente qualche amministratore, ma l’ennesima riprova che la lotta popolare è sempre viva, fantasiosa, ironica, indomabile, come un anno fa, nelle indimenticabili giornate e nelle lunghe notti innevate, in cui fu capace di tener testa alle ruspe e ai manganelli, , liberando il proprio territorio e la propria vita.  Ora come allora c’era il freddo della notte incombente vinto dall’aroma del vin brulé; fioccavano le battute ironiche (“porta un Seghino, Virano porta un Seghino”!) nei confronti delle forze dell’ordine che cercavano di tranciare la spessa catena con cui era stato bloccato il cancello; era presente una rappresentanza di Digos e di robot in assetto antisommossa. Alla fine il cancello è stato aperto e Virano se n’è andato, su una camionetta dei carabinieri, tra due ali di folla che sventolava le bandiere NO TAV e cantava la Viraneide.  Sui giornali, l’indomani, sui giornali compaiono le sue dichiarazioni, con cui definisce la sosta forzata “un utile momento di ulteriore approfondimento con i Sindaci” e si ripromette di incontrare in futuro la popolazione: evidentemente ha la vista corta o conta di poter truccare la partita , e non sa ( o finge di non sapere ) che non c’è trucco efficace contro un popolo che si è liberato una volta per tutte dalla soggezione ai potenti e dall’interiorizzazione della sconfitta.

Nicoletta Dosio,
segretaria del Circolo PRC
di Bussoleno - Valle di Susa

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