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Lettera senza risposta

Un mese fa avevo scritto, attraverso le pagine dei settimanali locali, una lettera aperta all’On. Osvaldo Napoli. Questa lettera era stata pubblicata nei cosiddetti “giorni di gloria” della Val Sangone, appena piombata sulle prime pagine dei maggiori quotidiani e telegiornali. Dal momento che è squisitamente umano, quando si gettano nell’acqua sassi della portata di quelli che ha gettato il Nostro, vedere più o meno di nascosto l’effetto che fa - ed è naturalmente nell’interesse di chi li getta -, sembra un po’ improbabile l’ipotesi che quella settimana non abbia letto i giornali. In ogni caso, la lettera è ancora in attesa di risposte. Per carità, nessuno discute sulle tante occupazioni e urgenze richieste a certi ruoli istituzionali, che possono far diventare tiranno il tempo, perdipiù in momenti così intensi. Però, resta il fatto che, ogni volta che siano state rivolte a chi si proclama sostenitore della TAV domande e osservazioni precise e corredate di dati, le risposte non sono mai arrivate. Si chiamino essi Napoli, Bresso, Chiamparino, Fassino, la risposta è la medesima. Proprio Bresso, Chiamparino e Fassino erano stati tra i destinatari, a inizio luglio, di dodici osservazioni e domande sottoscritte da oltre 1200 persone (si può riceverle e leggerle inviando un’e-mail a firmenotav@libero.it). Non hanno trovato il tempo di rispondere, malgrado siano fermissimi sostenitori del “dialogo”. Il fatto è che, anche se a un anno di distanza non si vedono più manganelli, la gente continua ad essere piuttosto intollerante alle prese in giro, ai fumi di parole, ai trucchetti di propaganda mediatica che sviano dal vero nucleo della questione, che sono i dati tecnici: ambientali, economici e trasportistici. Le previsioni degli “esperti” che qualche anno fa avevano cercato di persuadere l’opinione pubblica sulla necessità della TAV sono cadute l’una dopo l’altra. Il quadro attuale, ben delineato anche dalle ferrovie, è che non esiste, a livello trasportistico, un bisogno di TAV. A qualcuno, semmai (e su questo nessuno dubita), potrà servire la sua costruzione. Ma questo soggetto difficlmente è l’Italia. Se chi si dice sostenitore dell’opera non dà risposte, l’unica cosa che si può pensare è che non ne ha. Vedremo se gli verranno in soccorso gli Osservatori. Ma nel frattempo, forse sarebbe il caso di riflettere un momento sulle “etichette”: siamo noi “pregiudizialmente contrari” o piuttosto loro “pregiudizialmente favorevoli”? L’augurio è che ci pensino un po’ su, oltre che loro, anche i grandi media.


Giorgio Perino - Bussoleno
 

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