NOI FANTASMI DELLA
VAL SANGONE
Gentile
direttore,
da tempo la val Sangone
è vittima di strani fenomeni, paranormali si direbbero, anche se
nell’ingenuità delle nostre valli s’è più propensi a crederli perfidie
d’un fattucchiere napoletano sperso tra i monti di Villanova.
Credevo fossero solo cinque i nostri sindaci in carica dato che più non lo
è quella di Trana: eppur si parla di sei. Son pure certo che i nostri
cinque si siano adoprati per tutelar l’opinione dei loro vicini sul TAV:
li avrà certo uditi urlar allo stremo “bisogna prima chieder ai Tranesi”.
Malgrado i loro immani sforzi i Tranesi son invece spariti, impacchettati
subito come bottino sul carro del vincitore. Poveri Tranesi pensavan di
contar qualcosa, d’esser in democrazia? Che importa la loro idea? E se non
piacesse loro che il TAV sfrecci a ridosso delle loro case? Nessun
problema: vista la considerazione, i loro esimi vicini sindaci
pensereranno magari di tirar loro giù le case e farli deportare (pardon,
signora Ruffino, visto che lei s’adombra facilmente, mi correggo col
sinonimo sloggiare). Loro che certo non son di destra, si saranno
d’altronde allenati a luglio nell’ormai storica rievocazione medievale che
ha visto sfilar mitra in pugno figuranti nazisti per le vie giavenesi in
fiore. Nel caso però il TAV non serve: dubito sia medievale e per
rastrellamenti e deportazioni i nazisti son sempre arrivati con camion e
autoblinde. Sorridano però i Tranesi: sono in buona compagnia. “Chi l’ha
visto?” è ormai subissata da valanghe di denunce giunte dalla val Sangone:
dove son finiti i Valsangonesi attivi nella lotta contro il TAV? e le
opposizioni? e le minoranze? Spariti! Rapiti dagli UFO? Deportati pure
loro? Pare che la sindaca di Giaveno sette paia di scarpe abbia consumato
in cerca degli oppositori, sette corna di telefono abbia usurato nel
disperato tentativo di rintracciarli, sette set di fazzoletti abbia
consunto per non affrontar tutta sola la buia notte dei carotaggi e delle
estrazioni. E par pure che il suo caro onorevole - che in Parlamento
sempre s’è speso per dar peso al volere del popolo valsusino - si sia
dannato l’anima a spiegar per onestà e correttezza che qualche contrario
c’è anche in valle: giornalisti e televisioni l’avrebbero però deriso
rispondendogli “Vuol prenderci in giro?” Che ne può lui d’altronde se in
val Sangone le sparizioni spuntan come funghi? Io stesso che pur mi sforzo
di partecipar alla vita civile, gentil direttore, Le scrivo rapito in un
arcano che mi rende invisibile. La supplico, in attesa di miglior
oculista, almeno Lei strappi la mia voce al temibil Nulla. Da sempre mi
urta l’arroganza e il delirio d’onnipotenza dei politici di qualsiasi
parte. Taccio sull’inutilità dell’opera: già mi son espresso e non ripeto.
Trana, paese cerniera della val Sangone un tempo apprezzato set
cinematografico, è da anni straziato dall’attraversamento del traffico nel
centro urbano: ciò l’ha reso paese dormitorio carico di problemi. Anziché
dar ai suoi abitanti una buona qualità di vita si vuol ora farne valvola
di sfogo d’Europa? Il TAV lo farà in quattro? Che accadrà all’avvio dei
cantieri? Si formeranno code ben più chilometriche di quelle odierne?
Quanti Tir in più passeranno sulle sue strade? Il vento muoverà polveri e
sabbie, la pioggia creerà scivoli di fango? Per quanto? Pensate all’ultimo
nato in paese: vivrà vent’anni impagliato nei cantieri? E’ compensabile il
furto della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua giovinezza?
Quante chances avrà, dopo vent’anni di malversazioni, di non uscirne
disadattato? Chi ha soldi può trasferirsi altrove, ma chi non ne ha?
Indipendentemente dalle risposte, di fronte alla fame di lucro alle spalle
altrui, occorre che Tranesi e Valsangonesi abbiano davvero modo di
riflettere a fondo sulla loro vita e sul loro futuro e d’esprimersi a
ragion veduta. E’ da criminali toglier loro il tempo di farlo come da
criminali è dare il loro assenso a priori.Se poi i sindaci residui han
davvero voglia di confrontarsi con la storia, non dimentichino che a
partire dal 16 settembre 1943 la val Sangone si riempì di giovani che
seppero condurre fino alla vittoria una tra le più accanite lotte di
Resistenza del panorama nazionale. I tempi son cambiati, certo, ma se
qualcuno avesse di nuovo voglia di cimentarsi con l’arroganza e il delirio
d’onnipotenza …
Mauro Sonzini - studioso della
Resistenza
P.s.: Le chiedo scusa se mi son troppo
dilungato ma, si sa, la condizione di desaparecido accresce il
desiderio di parlare.