Lo
dicono i legali di Rfi nell’udienza di ieri al Tar del Lazio
Tav,
il progetto è caduto
“Lo
stralcio dalla legge obiettivo fa cadere l’oggetto del contendere”, cioè
la tratta nazionale. E il tavolo politico è convocato a Roma il 9 novembre
La tratta nazionale
della Torino-Lione per le ferrovie “non è più oggetto del contendere”.
Punto e a capo. Si ridiscute tutto. La novità è arrivata ieri mattina,
mercoledì 25 ottobre, direttamente da Roma, ma era nell’aria già da
qualche ora quando, la sera prima, il presidente della Comunità Montana
Bassa Valle. Antonio Ferrentino, aveva annunciato “novità importanti, anzi
decisive”. Che, puntualmente, sono arrivate. Ma cosa è successo? Ieri
mattina era in programma un’udienza al Tar del Lazio su un ricorso
presentato mesi fa dalla Comunità Montana Bassa Valle contro
l’approvazione, da parte del Cipe, del progetto preliminare sulla tratta
dell’alta velocità che va da Borgone a Settimo Torinese. Ed ecco la
sorpresa. L’avvocato d’Amelio, legale di Rete Ferroviaria Italiana,
presenta una memoria in cui sostiene che “è venuto meno l’interesse,
ovvero è cessata la materia del contendere del ricorso”. Il motivo è
semplice: “Lo stralcio dalla Legge Obiettivo del nuovo collegamento
Torino-Bussoleno e della Gronda Nord di Torino e la conseguente
caducazione (termine che indica il venir meno degli effetti di un atto
giuridico ndr) della approvazione del relativo progetto preliminare da
parte del Cipe fanno venir meno l’interesse al ricorso, ovvero ne fanno
cessare la materia del contendere”. Tradotto: poichè la Torino-Lione è
stata sfilata dalla Legge Obiettivo, il progetto sulla tratta nazionale
non conta più nulla. E a sostenerlo non è un gruppetto di accesi No Tav ma
le ferrovie. Una dichiarazione clamorosa. Che avrà forti ripercussioni
sulla prosecuzione della discussione. A partire dal tavolo politico,
convocato a Roma, giovedì 9 novembre. Dal palazzo della Comunità Montana,
a Bussoleno, il presidente Ferrentino canta vittoria: “Non erano mancate
le voci, nelle settimane scorse, che sottovalutavano la portata
dell’uscita della Torino-Lione, dalle procedure della Legge Obiettivo.
C’era chi temeva che tranelli e garbugli giuridici ci avrebbero
intrappolato facendo addirittura accelerare l’alta velocità. E’ accaduto
il contrario, che è quello che avevo sostenuto fin dal primo momento”. Il
cammino tormentato del progetto Torino-Lione subisce, quindi, una pesante
battuta d’arresto. Con quali conseguenze è ancora difficile prevedere. E
la tratta internazionale Borgone-Venaus-St Jean de Maurienne con il
megatunnel sotto il Moncenisio? Ferrentino non ha dubbi: “Dovrebbe subire
la stessa sorte, almeno a rigor di logica”. Anche se, in questo caso,
siamo di fronte a quello che la stessa società di progettazione Ltf ha
definito “progetto definitivo leggero”. “Anche questo è stato approvato
con la legge obiettivo. Ed essendo ormai fuori da quella procedura,
dovrebbe automaticamente decadere”.
Se ne parlerà di
certo al tavolo politico del 9 novembre. E a presiedere la seduta sarà
Romano Prodi in persona. Con lui una decina di ministri, i presidenti di
Regione Piemonte, Provincia di Torino, delle Ferrovie, il primo cittadino
di Torino. Di fronte i sindaci: cinque della bassa valle di Susa, uno
dell’alta valle di Susa, i presidenti delle due Comunità Montane, i
rappresentanti dei Comuni della cosiddetta “gronda” ovest (due sindaci).
Obiettivo: scrivere l’agenda dei lavori di un altro organismo,
l’Osservatorio Tecnico, presieduto da Mario Virano, già consigliere di
amministrazione dell’Anas e già amministratore delegato della Sitaf, la
Società che gestisce autostrada e traforo del Frejus. Il tavolo politico
dovrebbe anche sospendere in “modo morbido” la Conferenza dei Servizi,
convocata per il 13 novembre per prendere atto delle repliche di Rfi. I
sindaci della bassa valle avevano già annunciato di essere disposti a
recarsi nella Capitale con quell’ordine del giorno: “Se Rfi ci vuole
rispondere - avevano dichiarato alcuni - non ha che da mandarci una mail”.
Anche di questo se ne parlerà a Roma giovedì 9. Insomma, a un anno esatto
di distanza dagli scontri del Seghino, alle pendici del Rocciamelone, la
parola torna ai tavoli della politica e non più ai confronti “sul campo”
tra manifestanti e forze dell’ordine.
Bruno Andolfatto
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