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Duri i giudizi dei primi cittadini valsusini sull'ipotesi alternativa

Quel tracciato non evita i cortili della Valle di Susa

L’ultima ipotesi progettuale del passaggio in Val Sangone, lanciata in questi giorni sui giornali, prevede il passaggio della linea Tav anche in Alta Valle. I Comuni più coinvolti sarebbero Meana, Gravere e soprattutto Chiomonte.

Dove, sempre secondo queste ipotesi, non ancora convalidate da alcun progetto, dovrebbe sorgere il tunnel che ci collegherebbe direttamente a Saint Jean de Maurienne. Il famigerato tunnel di base di Venaus sarebbe quindi “trasferito” a Chiomonte, con una lunghezza di circa 45 km. Come e dove, ovviamente ancora non si sa, perché non c’è uno straccio di disegno in merito. E prima di arrivare a Chiomonte, la nuova linea dovrebbe passare da Meana e quindi da Gravere. Insomma, tre Comuni montani sarebbero direttamente coinvolti, e questa nuova ipotesi prevede anche delle discenderie in altre località (Oulx, Bardonecchia) per “tastare” il terreno.

L’Alta Valle rientrerebbe quindi nella questione tav in maniera determinante, ma ad oggi c’è molta prudenza, tra gli amministratori, nel dare giudizi su questa nuova ipotesi. Il sindaco di Chiomonte, non ne sa niente, e neanche da Osvaldo Napoli è stato informato sul tracciato alternativo: “Non ho saputo nulla di più di quello che si legge dai giornali” spiega Renzo Pinard, primo cittadino vicino al centrodestra “In questi giorni si dice tutto e il contrario di tutto. Ma Saint Jean De Maurienne è a 700 metri sul livello del mare, mentre Chiomonte a 650”. E se alla fine si decidesse di fare il tunnel a Chiomonte, quale sarebbe la posizione del Comune? “Prima di dare un qualunque giudizio, bisognerà prima vedere il progetto – risponde, ovviamente, il sindaco – ma di sicuro non diremo un “no” secco prima ancora di analizzarlo. Sarei poco intelligente se dicessi che sono contrario a priori. Ma ribadisco: ad oggi non posso dire nulla di più, perché non c’è niente di scritto. Ma la nostra non sarà una posizione pregiudiziale: se ad esempio il nuovo progetto prevede il rinnovamento della linea storica, noi saremmo a favore”.

Con i piedi di piombo cammina anche il presidente della Comunità Montana Alta Valle Mauro Carena, della Lega Nord. “Fino a giovedì, in conferenza dei servizi, si è parlato di un altro progetto, che è quello della Ltf. Se ci fosse un altro progetto, bisognerebbe analizzarlo insieme al tavolo politico.

Ma non esiste. E una istituzione deve prendere posizione su  progetti ufficiali, e non su ipotesi, seppur legittime”. Sì, ma la posizione dell’Alta Valle cambierebbe alla luce di questo tracciato alternativo, che la coinvolge in pieno? “Personalmente, sono convinto che difficilmente una grande opera come quella della Tav sia compatibile con la struttura morfologica della Valle di Susa, e con la sua vocazione turistica ­– dice Carena - Anche spostando la ferrovia di qualche chilometro, sostanzialmente non cambierebbe tanto. In questo momento bisogna evitare ogni tensione e contrapposizione, che fa vedere da una parte i fautori del “no”, e dall’altra quelli del “sì”. Non si può pensare che se la linea verrà spostata di qualche metro, non interesserà più la Valle di Susa”.

Se c’è un cortile toccato dalla nuova ipotesi per la Torino-Lione, è quello di Antonio Ferrentino. Già, perché il tracciato rilanciato da Napoli sulla scorta di uno studio della Provincia di Torino, va a cozzare proprio sul territorio comunale su cui il presidente della Comunità Montana Bassa Valle indossa la fascia tricolore. Ed è il comune di S.Antonino, dove (più o meno a mezza montagna) dovrebbe iniziare un buco lungo 15 km. fino alla valle parallela: la Valsangone. Ce n’è abbastanza per essere un boccone amaro da trangugiare. E Ferrentino, chiamato a replicare, non si tira certo indietro. “Proposta irricevibile. Soprattutto perchè tocca pesantemente la Valle di Susa come e forse più dei progetti Ltf e Rfi. L’unica modifica è il passaggio sulla riva destra anzichè sulla sinistra”. Anche il sindaco di Susa Sandro Plano ha qualcosa da dire: “Noi stiamo cercando, faticosamente, e con il maggior buon senso possibile, di affrontare questo grande tema che investe aspetti come la politica, la tecnica dei trasporti e l’ordine pubblico. Ora, nessuno ha la verità in tasca su possibili soluzioni, e ci sono pesantissimi interrogativi sull’utilità dell’opera, così come sul fatto che sia sostenibile da un territorio come il nostro… Per risolvere questo problema, con notevoli sforzi da parte di tutti, compresi i due ultimi governi nazionali, è stato fatto un tavolo politico che deve dare risposte. E poi c’è anche un tavolo tecnico, l’osservatorio, che deve valutare invece proposte come il riammodernamento della linea storica, ed anche quelle sugli eventuali itinerari alternativi…Si tratta di un percorso dialettico ed operativo concordato da tutte le parti in causa, ed accettato . Adesso, tutte queste dichiarazioni sono intempestive. A fare esternazioni come quelle di Napoli siamo capaci tutti, così come redigere la lista della spesa. Non ha niente da insegnarci. Mi stupisco soltanto che uno come lui non dimostri di capire la delicatezza della materia…

Gli consiglio pertanto di ridurre i toni e di lavorare senza smanie di vetrina. Oltre tutto, la soluzione della Val Sangone, prospettata da Napoli, alla bassa valle di Susa non cambia certo la vita…”. Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, da parte sua parla di “uscita intempestiva e inopportuna”. Cesare Bellando è il primo cittadino di Mattie. Il passaggio della Tav in Val Sangone? “Sono contro…Se abbiamo combattuto per non fare passare la linera in Val Susa, non è che facendola passare nella vallata vicina cambia qualcosa.

Devastare qui, o lì, è perfettamente uguale. Non cambio idea: è un’opera inutile”. Scende in campo anche Carla Mattioli, sindaco di Avigliana: “Partiamo da questo concetto: la valle vuole discutere sulla necessità di quest’opera, se serva prima di tutto all’Italia, ed alle sue finanze…Ecco, la boutade di Napoli sulle compensazioni, va in direzione diametralmente opposta a quella che è la nostra idea di sviluppo del territorio.

Non è che se non ci fanno più la Tav, per esempio, ci mettiamo a piangere perché non possiamo più fare il palazzetto dello sport sul territorio del nostro comune… Se optiamo per intervenire sulla linea storica, qualche motivazione ci sarà…”

 Bruno Andolfatto, Fabio Tanzilli, Giorgio Brezzo 

 

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