Ieri mattina a Torino è stato firmato il contratto
preliminare. La società era stata fondata dal senatore Agnelli negli
anni ‘30
La Fiat ha venduto
la Sestrieres Spa
Gli impianti sciistici della Via Lattea sono stati
ceduti all’imprenditore Perron Cabus e a Brasso
Mercoledì 1 giugno sarà ricordata come una data storica per la Valle
di Susa. La Fiat ha venduto la società degli impianti della Via
Lattea, la Sestrieres Spa, ad Alessandro Perron Cabus e Giovanni
Brasso. E così, la società fondata dagli Agnelli negli anni ’30,
quando decisero di far nascere Sestriere, passa in mano a un
valsusino. Perron Cabus, imprenditore e assessore di Sauze d’Oulx,
ed ex vicepresidente della Comunità Montana Alta Valle, ha firmato
ieri mattina il contratto preliminare per acquistare la società,
depositando parte della cifra concordata con la Fiat per l’acquisto.
“Entro fine giugno firmeremo il contratto definitivo – spiega Perron
Cabus - e porteremo a Torino il resto dei soldi. Questa mattina
(ieri per chi legge) abbiamo firmato il contratto preliminare. Di
più non posso dire”. Per la cifra concordata per l’acquisto della
società, si parla di oltre 30 milioni di euro, ma non è confermata.
“Sono molto soddisfatto per il risultato. E’ una obiettivo che
abbiamo perseguito da mesi, come gruppo.
Ci siamo esposti con le banche, mettendoci capitale ed impegno.
Cosicché oggi abbiamo siglato i vari parametri con la Fiat”. Il
nuovo presidente (o amministratore delegato) “in pectore” della
Sestrieres Spa, lancia un messaggio: “Mi auguro che si riesca a
creare una buona squadra in Alta Valle. Non c’è più Agnelli, ma
siamo radicati e più vicini al territorio. Però avremo bisogno
dell’aiuto e del sostegno dei Comuni. Conto su questo gruppo di
sindaci, sono persone in gamba. Sono personalmente soddisfatto per
la vittoria di Avato a Bardonecchia. Vorrei iniziare una
collaborazione proprio con lui, per collegare il suo paese alla Via
Lattea. Per il dopo Olimpiade questo sarà un passo importante”. Alla
fine, dunque, le previsioni si sono avverate. Perron Cabus e Brasso
hanno conquistato la fiducia della Fiat, che da tempo voleva vendere
gli impianti sciistici dell’Alta Valle. L’offerta di Perron Cabus è
stata l’unica ritenuta affidabile, al di là degli annunci fatti da
Federalberghi, che prometteva cordate di imprenditori, ma che alla
fine si sono rilevati inconsistenti. Alla fine della fiera, dei
concorrenti veri Perron Cabus e Brasso non li hanno mai avuti, e
così hanno rilevato la rilevato la società degli impianti sciistici
di Sestriere, Sauze d’Oulx, Sansicario, Claviere e Monginevro. Una
bella sfida attende ora ai due nuovi proprietari, che dovranno
vedersela con impianti rinnovati grazie ai finanziamenti olimpici,
ma costosissimi. La fondazione postolimpica è ancora in alto mare,
ma la prossima stagione invernale è già da pensare e programmare.
Sicuramente con l’amico Luigi Chiabrera, primo tifoso di Perron
Cabus nella scalata alla Sestrieres Spa, e presidente dell’Atl2
Montagnedoc. “La Via Lattea è il motore dell’Alta Valle. Vogliamo
continuare quello che finora ha fatto la Fiat per Sestriere”
spiegava Alessandro Perron Cabus a La Valsusa qualche settimana fa
“mettendoci ovviamente del nostro, dato che alcune cose possono
essere migliorate. Vogliamo intensificare il rapporto con le scuole
di sci e gli albergatori, fare gioco di squadra e aiutarsi a
vicenda. Sarà importante la collaborazione con tutti gli enti
dell’Alta Valle e l’Atl2, perché se la Sestrieres Spa non funziona,
non funziona nient’altro in Alta Valle. E’ importante non mettersi
il bastone tra le ruote e collaborare tutti insieme per lo sviluppo
turistico del territorio”.
Quando le donne votarono per la prima volta
Sono passati sessant’anni da quel 2 giugno 1946, giorno in cui gli
italiani furono chiamati alle urne per eleggere l’Assemblea
Costituente, che doveva dare all’Italia una nuova costituzione, e
per stabilire, con il referendum, la scelta tra monarchia e
repubblica. Sappiamo tutti come gli elettori scelsero la repubblica
ed elessero i padri costituenti: è ormai storia. Tuttavia non sempre
si ricorda che quel giorno segnò un fatto importantissimo: per la
prima volta il diritto di voto era esteso anche alle donne, che
finalmente erano considerate cittadine a tutti gli effetti. Anche in
Italia, come già in altre nazioni europee, scompariva la
discriminazine fra i due sessi, e alle donne, che durante i cinque
anni di una guerra terribile avevano sopportato fatiche, privazioni,
devastazioni, dolori e lutti, lavorando duramente, si riconosceva
l’eguaglianza con gli uomini.
Sono passati sessant’anni, e le donne continuano a votare, anche se
non più con l’entusiasmo di allora; sono sempre elettrici, meno
frequentemente candidate, ancor meno elette. Per entrare in una
lista hanno bisogno di provvedimenti speciali, come le famigerate
“quote rosa”, e c’è il sospetto che le donne elettrici votino poco
per le donne candidate. E questo è molto triste.
Chi scrive aveva allora quattordici anni, e ricorda benissimo
l’emozione di sua madre, e di tutta la famiglia, per quell’avvenimento.
Certo si trattava di scelte epocali, come quella di passare dalla
monarchia alla repubblica, mettendo in gioco cose che erano parse
immutabili; si discuteva, si rifletteva, e ci si rendeva conto
dell’importanza di partecipare ad un evento storico. Quell’emozione
sembra oggi molto lontana, e pare che sia subentrato un certo
disincanto: forse la classe politica odierna entusiasma meno, e
sembra distante, per idee e comportamenti, da quella che ci diede la
costituzione, sessant’anni fa. Ma non bisogna scoraggiarsi: le
figlie, le nipoti e le pronipoti delle elettrici del 1946 certamente
continueranno ad esercitare il loro diritto di voto, a lottare per
essere candidate, e forse impareranno anche a votarsi!
E’ più forte di lui. Un pensiero
irrefrenabile. Una certezza granitica. Lui può solo essere il primo.
Della classe. Se poi a volte gli succede di essere solo secondo,
cioè di perdere delle elezioni, lui ha sempre una ragione che
giustifica tutto. I brogli . I media tutti schierati da una parte. I
comunisti che sono ancora un pericolo come nel ‘48. L’assurda legge
della par condicio. E forse alla lunga è proprio questo suo io senza
misure e freni che lo rende (almeno a metà Italia) insopportabile.
Questa mezza Italia, in un grande gioco della torre, butterebbe giù
sempre lui. L’altra mezza Italia sono i suoi fans, che per lui non
solo stravedono ma spesso anche straparlano. Sembrano clonati.
Prendiamo questa ultime elezioni. Cicero pro domo sua, lui dice: il
vero voto politico è quello della Sicilia e quello di Milano, dove
io ho vinto. Le altre elezioni, (vedi un po’: Roma, Napoli e
Torino), sono quisquiglie, bazzecole. Eppure il nostro erra davvero
convinto di dare una prima spallata al nuovo governo. Di mandargli
un primo avviso di sfratto. La lettera però deve essersi persa nei
meandri delle Poste Italia. Non pervenuta.
Fino al 25 giugno, giorno del referendum, sarà battaglia campale tra
i due schieramenti. E c’è da pensare che il nostro non si
risparmierà un colpo pur di vincere. Qualche amico lo aiuti a
curarsi da questa terribile sindrome. Perché anche per lui la vita
è fatta a scale. C’è chi scende e c’è chi sale.