No alla seconda canna,
sì al tunnel di sicurezza. Questa la decisione espressa dai governi
di Francia e Italia, venerdì 28 aprile a Parigi, durante la riunione
della Commissione InterGovernativa (Cig) del Tunnel del Frejus.
"Entro massimo un anno dovranno partire i lavori per realizzare il
nuovo traforo di sicurezza, largo 8 metri anziché 5,50" spiega il
presidente della Sitaf, Cerutti. Il progetto, già nei cassetti della
Sitaf da anni, dovrà subire solo un allargamento di diametro.
Successivamente dovrà essere approvato dall’Anas e dalla Valutazione
d’Impatto Ambientale della Regione Piemonte. Entro fine anno 2006
dovranno completarsi tutte le pratiche progettuali. Quindi, la
società francese del Frejus (la Strf) potrà indire l’appalto
internazionale per realizzare l’opera. La bocciatura della seconda
canna, come anticipato da La Valsusa alcune settimane fa, ha
scontentato la Sitaf ed il governo italiano, che puntavano a
raddoppiare le direzioni di traffico del tunnel. Ma la Francia ha
posto il veto, supportata dalla Regione Piemonte, che spinge di più
per la tav Torino - Lione. Il tunnel di servizio costa 450 milioni
di euro, e sarà utilizzabile solo dai mezzi di soccorso, in caso di
emergenza e incendi. E’ un’opera di sicurezza imposta dall’Unione
Europea, dopo che nel 1999 scoppiò l’incendio mortale nel Tunnel del
Monte Bianco. Durante il vertice di Parigi, Italia e Francia hanno
deciso di modificare il progetto, allargando il diametro del traforo
da 5,50 a 8 metri. Questa scelta in alcuni amministratori locali ha
destato allarme, ma è conseguenza di un fatto logico: un tunnel di
5,50 metri di diametro era troppo stretto, e avrebbe impedito il
passaggio di mezzi e camionette antincendio dei pompieri e di
sicurezza, proprio in caso di emergenze. Questo avrebbe reso il
secondo traforo inutile, e così si è convenuto alla modifica
progettuale. La Sitaf annuncia una riunione informativa con i
sindaci del territorio entro fine maggio: "Tra 15-20 giorni vogliamo
incontrare la Comunità Montana Alta Valle e i sindaci, per
informarli sullo stato progettuale e ascoltare le istanze del
territorio" spiega Cerutti "il progetto definitivo dell’opera c’è
già, ma deve essere modificato per l’allargamento di diametro. Per
fare questo, abbiamo incaricato l’ingegnere svizzero Lombardi".
Secondo quanto riportato sul sito internet del Ministero dei
Trasporti di Francia, "i costi per la realizzazione del tunnel di
sicurezza dovranno ricadere sugli utenti": questo significa un
probabile aumenti dei pedaggi nei prossimi mesi. Ma Cerutti
smentisce questa ipotesi: "l’opera era già prevista nel piano
pluriennale dei lavori, e per realizzarla faremo un mutuo
trentennale". Nessun colpo di coda, o sorpresa – dunque - per un
progetto di cui si parla da anni.
Arrivano gli avvisi di
garanzia sugli scontri di Mompantero
"Battaglia" di
Mompantero del 31 ottobre 2005, arrivano gli avvisi di garanzia.
Destinatari (finora), il sindaco di Bussoleno Beppe Joannas, il
vicesindaco di San Giorio Danilo Bar e alcuni manifestanti No Tav
protagonisti (insieme a migliaia di valsusini) di un lungo e teso
faccia a faccia con le forze dell’ordine, inviate nell’autunno
scorso ai piedi del Rocciamelone per consentire l’avvio dei sondaggi
in vista della costruzione dell’alta velocità Torino-Lione. Gli
avvisi, firmati dal sostituto procuratore Patrizia Caputo, sono
stati consegnati agli interessati ieri, mercoledì 3 maggio. Sono gli
stessi destinatari a confermarlo. I reati contestati: violenza a
pubblico ufficiale con l’aggravante, per gli amministratori
pubblici, di indossare la fascia tricolore. Nel mirino della Procura
ci sarebbero i fatti avvenuti di primo mattino di fronte al cimitero
di Mompantero, sulla strada che da Susa sale a Urbiano, dove i
manifestanti cercavano di impedire, con un sit in, l’accesso dei
blindati. Poliziotti e carabinieri intervenivano alzando di peso i
manifestanti. Qualche spintone e qualche parola di troppo sarebbero
i reati contestati dagli avvisi di garanzia. Ma non è ancora chiaro
se i fatti presi in considerazione dalla Procura siano, al momento,
circoscritti a quanto avvenuto davanti al cimitero di Urbiano o se
prendano in considerazione anche gli scontri avvenuti più su, al
Seghino. Stando ai "si dice", infatti, le comunicazioni della
Procura potrebbero prima o poi giungere anche ad alcuni
"protagonisti" del duro confronto con le forze dell’ordine avvenuto
nei pressi dello strettissimo ponticello sul rio Ganduja. Qui,
infatti, si erano registrati i momenti più tesi e drammatici, con le
due fazioni che si spintonavano con forza e con una certa violenza
sotto i castagni. E con la gente della Valle di Susa, in prima fila
i sindaci, che reggeva l’urto e costringeva polizia e carabinieri a
rinunciare ad ulteriori prove di forza. Come andò a finire se lo
ricordano tutti. Un primo dietrofront delle forze dell’ordine, verso
le 19, in seguito a una non facile trattativa. Con i manifestanti
che, a loro volta, scendevano in corteo verso Urbiano lasciando
libera la strada. Ma con la successiva (e contestata) "riconquista",
verso le 20.30, dei siti dei sondaggi da parte di una colonna di
polizia e carabinieri. Azione che faceva risalire la tensione: il
giorno successivo, quando per protesta i manifestanti No Tav
bloccavano strade e ferrovie.
Sempre ieri pomeriggio i destinatari degli avvisi di garanzia si
sono incontrati con i legali messi a disposizione dalla Comunità
Montana Bassa Valle e con il presidente Antonio Ferrentino per
mettere a punto la strategia difensiva e per cercare di capire le
intenzioni della Procura. Finora, alcuni incontri tra gli
amministratori valsusini e esponenti di primo piano della
magistratura torinese, tra cui Maurizio Laudi, avrebbero assicurato
un atteggiamento soft da parte della Procura nei confronti delle
manifestazioni di fine anno contro l’avvio dei sondaggi per la
Torino-Lione. Avvocati e sindaci stanno cercando di capire se ci
sia, in questo senso, un cambio di strategia o se si tratti
"soltanto" della contestazione di alcuni fatti circoscritti. "Un
segnale negativo - riferiscono alcune voci - sarebbe l’invio di
informazioni di garanzia a pioggia sugli amministratori valsusini in
prima fila nelle proteste". Cosa che, però, al momento attuale,
sarebbe esclusa.
Il neo commissario, una
laurea in ingegneria e una lunga esperienza nella sanità, rimarrà in
carica fino al 2007 e traghetterà l’Asl 5 alla fusione con l’Asl di
Ciriè. Dovrà riorganizzare la rete ospedaliera, dare autonomia ai
distretti e sanare il disequilibrio economico
La sua prima giornata di lavoro il neo
commissario delle Asl 5 e 6 l’ha equamente divisa tra le due sedi:
al mattino a Collegno e al pomeriggio a Ciriè. Giorgio Rabino, il
manager scelto dall’assessore regionale Mario Valpreda per
traghettare le due Asl verso l’unificazione, sta prendendo i primi
contatti con la nuova realtà che è stato chiamato ad amministrare.
Una lunga esperienza nel campo della sanità, il nuovo commissario,
56 anni, una laurea in ingegneria civile, arriva dall’Asl 8 di
Chieri dove era direttore generale dal 1997, una realtà che lui
conosceva molto bene perchè era già stato direttore dell’Usl che
aveva raggruppato le zone di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e
Nichelino. Martedì mattina negli uffici di via Martiri XXX Aprile,
quartier generale dell’Asl 5, c’è stato il passaggio delle consegne
con l’ormai ex direttore generale Nicolò Coppola e poi un lungo
incontro con il direttore sanitario Paolo Marforio, nel pomeriggio
si è spostato nella sede dell’Asl 6, a Ciriè.
L’Asl 5, fino ad ora la più grande del Piemonte, allargherà dunque i
suoi confini per fondersi con l’Asl 6 di Ciriè e fino al febbraio
del 2007 sarà governata da Giorgio Rabino che si trova sul tavolo
diversi i problemi da affrontare: l’eredità della valle olimpica, la
riorganizzazione della rete ospedaliera costituita dai presidi di
Rivoli, Susa, Avigliana e Giaveno a cui si uniranno, quando verrà
approvato il nuovo piano socio-sanitario, quelli di Ciriè, Venaria
(che ha un basso tasso di utilizzo) e Lanzo. Il commissario dovrà
anche occuparsi dell’autonomia dei distretti e, soprattutto, di
sanare il disequilibrio economico.
"Oggi - spiega la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso
- i livelli essenziali di assistenza non sono garantiti in modo
omogeneo sul territorio regionale: in alcuni casi sono riscontrabili
carenze di offerta, in altri eccessi, accompagnati da scarso
coordinamento tra attività territoriali e ospedaliere e modelli di
risposta non adeguati all’evoluzione dei bisogni, delle modalità
organizzative e delle tecnologie. Inoltre, nonostante le azioni
intraprese nel corso del 2005 abbiano consentito di invertire
l’andamento della spesa sanitaria, servono azioni più incisive che
agiscano sulle cause di fondo del disavanzo, in un contesto nel
quale il finanziamento statale tende a crescere a un tasso
notevolmente inferiore al trend fisiologico di aumento dei costi
sostenuti". Tra i compiti affidati al commissario Rabino, anche
quello di intervenire sulla inappropriatezza dei ricoveri: Mario
Valpreda, assessore regionale alla sanità punta sulla necessità di
"sviluppare il controllo dell’appropriatezza delle prestazioni
erogate e agire sui costi dell’assistenza ospedaliera".
Per perseguire questi obiettivi, le aziende sanitarie saranno
chiamate entro fine giugno a formulare piani di riordino
dell’assistenza e di perseguimento dell’equilibrio economico, "la
cui predisposizione e attuazione, con verifiche mensili da parte
dell’assessorato - continua Valpreda - presuppongono lo sviluppo di
un diverso rapporto, di tipo fiduciario, tra la Regione e le
direzioni aziendali, ma soprattutto la presenza di dirigenti liberi
dai condizionamenti delle passate gestioni". Di qui la scelta di
operare un profondo rinnovamento nell’attribuzione degli incarichi
all’interno dei singoli enti, con il pressoché totale ricambio di
tutti i vertici aziendali. Il nuovo commissario delle due Asl da
unificare dovrà proporre le soluzioni organizzative più adatte alla
fusione, con la presentazione di uno studio di fattibilità che
"assicuri un corretto equilibrio tra decentramento dei servizi
sanitari e accentramento dei servizi amministrativi e di supporto".