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La Valsusa - n. 19 del 4 maggio 2006
 
Dalla Prima: Frejus: sì al tunnel di sicurezza
 

Arrivano gli avvisi di garanzia sugli scontri di Mompantero

 

Rabino, il traghettatore

   

 

 

Frejus: sì al tunnel di sicurezza
  No alla seconda canna, sì al tunnel di sicurezza. Questa la decisione espressa dai governi di Francia e Italia, venerdì 28 aprile a Parigi, durante la riunione della Commissione InterGovernativa (Cig) del Tunnel del Frejus. "Entro massimo un anno dovranno partire i lavori per realizzare il nuovo traforo di sicurezza, largo 8 metri anziché 5,50" spiega il presidente della Sitaf, Cerutti. Il progetto, già nei cassetti della Sitaf da anni, dovrà subire solo un allargamento di diametro. Successivamente dovrà essere approvato dall’Anas e dalla Valutazione d’Impatto Ambientale della Regione Piemonte. Entro fine anno 2006 dovranno completarsi tutte le pratiche progettuali. Quindi, la società francese del Frejus (la Strf) potrà indire l’appalto internazionale per realizzare l’opera. La bocciatura della seconda canna, come anticipato da La Valsusa alcune settimane fa, ha scontentato la Sitaf ed il governo italiano, che puntavano a raddoppiare le direzioni di traffico del tunnel. Ma la Francia ha posto il veto, supportata dalla Regione Piemonte, che spinge di più per la tav Torino - Lione. Il tunnel di servizio costa 450 milioni di euro, e sarà utilizzabile solo dai mezzi di soccorso, in caso di emergenza e incendi. E’ un’opera di sicurezza imposta dall’Unione Europea, dopo che nel 1999 scoppiò l’incendio mortale nel Tunnel del Monte Bianco. Durante il vertice di Parigi, Italia e Francia hanno deciso di modificare il progetto, allargando il diametro del traforo da 5,50 a 8 metri. Questa scelta in alcuni amministratori locali ha destato allarme, ma è conseguenza di un fatto logico: un tunnel di 5,50 metri di diametro era troppo stretto, e avrebbe impedito il passaggio di mezzi e camionette antincendio dei pompieri e di sicurezza, proprio in caso di emergenze. Questo avrebbe reso il secondo traforo inutile, e così si è convenuto alla modifica progettuale. La Sitaf annuncia una riunione informativa con i sindaci del territorio entro fine maggio: "Tra 15-20 giorni vogliamo incontrare la Comunità Montana Alta Valle e i sindaci, per informarli sullo stato progettuale e ascoltare le istanze del territorio" spiega Cerutti "il progetto definitivo dell’opera c’è già, ma deve essere modificato per l’allargamento di diametro. Per fare questo, abbiamo incaricato l’ingegnere svizzero Lombardi". Secondo quanto riportato sul sito internet del Ministero dei Trasporti di Francia, "i costi per la realizzazione del tunnel di sicurezza dovranno ricadere sugli utenti": questo significa un probabile aumenti dei pedaggi nei prossimi mesi. Ma Cerutti smentisce questa ipotesi: "l’opera era già prevista nel piano pluriennale dei lavori, e per realizzarla faremo un mutuo trentennale". Nessun colpo di coda, o sorpresa – dunque - per un progetto di cui si parla da anni.

Fabio Tanzilli

 

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Arrivano gli avvisi di garanzia sugli scontri di Mompantero

  "Battaglia" di Mompantero del 31 ottobre 2005, arrivano gli avvisi di garanzia. Destinatari (finora), il sindaco di Bussoleno Beppe Joannas, il vicesindaco di San Giorio Danilo Bar e alcuni manifestanti No Tav protagonisti (insieme a migliaia di valsusini) di un lungo e teso faccia a faccia con le forze dell’ordine, inviate nell’autunno scorso ai piedi del Rocciamelone per consentire l’avvio dei sondaggi in vista della costruzione dell’alta velocità Torino-Lione. Gli avvisi, firmati dal sostituto procuratore Patrizia Caputo, sono stati consegnati agli interessati ieri, mercoledì 3 maggio. Sono gli stessi destinatari a confermarlo. I reati contestati: violenza a pubblico ufficiale con l’aggravante, per gli amministratori pubblici, di indossare la fascia tricolore. Nel mirino della Procura ci sarebbero i fatti avvenuti di primo mattino di fronte al cimitero di Mompantero, sulla strada che da Susa sale a Urbiano, dove i manifestanti cercavano di impedire, con un sit in, l’accesso dei blindati. Poliziotti e carabinieri intervenivano alzando di peso i manifestanti. Qualche spintone e qualche parola di troppo sarebbero i reati contestati dagli avvisi di garanzia. Ma non è ancora chiaro se i fatti presi in considerazione dalla Procura siano, al momento, circoscritti a quanto avvenuto davanti al cimitero di Urbiano o se prendano in considerazione anche gli scontri avvenuti più su, al Seghino. Stando ai "si dice", infatti, le comunicazioni della Procura potrebbero prima o poi giungere anche ad alcuni "protagonisti" del duro confronto con le forze dell’ordine avvenuto nei pressi dello strettissimo ponticello sul rio Ganduja. Qui, infatti, si erano registrati i momenti più tesi e drammatici, con le due fazioni che si spintonavano con forza e con una certa violenza sotto i castagni. E con la gente della Valle di Susa, in prima fila i sindaci, che reggeva l’urto e costringeva polizia e carabinieri a rinunciare ad ulteriori prove di forza. Come andò a finire se lo ricordano tutti. Un primo dietrofront delle forze dell’ordine, verso le 19, in seguito a una non facile trattativa. Con i manifestanti che, a loro volta, scendevano in corteo verso Urbiano lasciando libera la strada. Ma con la successiva (e contestata) "riconquista", verso le 20.30, dei siti dei sondaggi da parte di una colonna di polizia e carabinieri. Azione che faceva risalire la tensione: il giorno successivo, quando per protesta i manifestanti No Tav bloccavano strade e ferrovie.
Sempre ieri pomeriggio i destinatari degli avvisi di garanzia si sono incontrati con i legali messi a disposizione dalla Comunità Montana Bassa Valle e con il presidente Antonio Ferrentino per mettere a punto la strategia difensiva e per cercare di capire le intenzioni della Procura. Finora, alcuni incontri tra gli amministratori valsusini e esponenti di primo piano della magistratura torinese, tra cui Maurizio Laudi, avrebbero assicurato un atteggiamento soft da parte della Procura nei confronti delle manifestazioni di fine anno contro l’avvio dei sondaggi per la Torino-Lione. Avvocati e sindaci stanno cercando di capire se ci sia, in questo senso, un cambio di strategia o se si tratti "soltanto" della contestazione di alcuni fatti circoscritti. "Un segnale negativo - riferiscono alcune voci - sarebbe l’invio di informazioni di garanzia a pioggia sugli amministratori valsusini in prima fila nelle proteste". Cosa che, però, al momento attuale, sarebbe esclusa.

Bruno Andolfatto

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Cambio di guardia all’Asl 5

  Rabino, il traghettatore
  Il neo commissario, una laurea in ingegneria e una lunga esperienza nella sanità, rimarrà in carica fino al 2007 e traghetterà l’Asl 5 alla fusione con l’Asl di Ciriè. Dovrà riorganizzare la rete ospedaliera, dare autonomia ai distretti e sanare il disequilibrio economico

La sua prima giornata di lavoro il neo commissario delle Asl 5 e 6 l’ha equamente divisa tra le due sedi: al mattino a Collegno e al pomeriggio a Ciriè. Giorgio Rabino, il manager scelto dall’assessore regionale Mario Valpreda per traghettare le due Asl verso l’unificazione, sta prendendo i primi contatti con la nuova realtà che è stato chiamato ad amministrare. Una lunga esperienza nel campo della sanità, il nuovo commissario, 56 anni, una laurea in ingegneria civile, arriva dall’Asl 8 di Chieri dove era direttore generale dal 1997, una realtà che lui conosceva molto bene perchè era già stato direttore dell’Usl che aveva raggruppato le zone di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino. Martedì mattina negli uffici di via Martiri XXX Aprile, quartier generale dell’Asl 5, c’è stato il passaggio delle consegne con l’ormai ex direttore generale Nicolò Coppola e poi un lungo incontro con il direttore sanitario Paolo Marforio, nel pomeriggio si è spostato nella sede dell’Asl 6, a Ciriè.
L’Asl 5, fino ad ora la più grande del Piemonte, allargherà dunque i suoi confini per fondersi con l’Asl 6 di Ciriè e fino al febbraio del 2007 sarà governata da Giorgio Rabino che si trova sul tavolo
diversi i problemi da affrontare: l’eredità della valle olimpica, la riorganizzazione della rete ospedaliera costituita dai presidi di Rivoli, Susa, Avigliana e Giaveno a cui si uniranno, quando verrà approvato il nuovo piano socio-sanitario, quelli di Ciriè, Venaria (che ha un basso tasso di utilizzo) e Lanzo. Il commissario dovrà anche occuparsi dell’autonomia dei distretti e, soprattutto, di sanare il disequilibrio economico.
"Oggi - spiega la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso - i livelli essenziali di assistenza non sono garantiti in modo omogeneo sul territorio regionale: in alcuni casi sono riscontrabili carenze di offerta, in altri eccessi, accompagnati da scarso coordinamento tra attività territoriali e ospedaliere e modelli di risposta non adeguati all’evoluzione dei bisogni, delle modalità organizzative e delle tecnologie. Inoltre, nonostante le azioni intraprese nel corso del 2005 abbiano consentito di invertire l’andamento della spesa sanitaria, servono azioni più incisive che agiscano sulle cause di fondo del disavanzo, in un contesto nel quale il finanziamento statale tende a crescere a un tasso notevolmente inferiore al trend fisiologico di aumento dei costi sostenuti". Tra i compiti affidati al commissario Rabino, anche quello di intervenire sulla inappropriatezza dei ricoveri: Mario Valpreda, assessore regionale alla sanità punta sulla necessità di "sviluppare il controllo dell’appropriatezza delle prestazioni erogate e agire sui costi dell’assistenza ospedaliera".
Per perseguire questi obiettivi, le aziende sanitarie saranno chiamate entro fine giugno a formulare piani di riordino dell’assistenza e di perseguimento dell’equilibrio economico, "la cui predisposizione e attuazione, con verifiche mensili da parte dell’assessorato - continua Valpreda - presuppongono lo sviluppo di un diverso rapporto, di tipo fiduciario, tra la Regione e le direzioni aziendali, ma soprattutto la presenza di dirigenti liberi dai condizionamenti delle passate gestioni". Di qui la scelta di operare un profondo rinnovamento nell’attribuzione degli incarichi all’interno dei singoli enti, con il pressoché totale ricambio di tutti i vertici aziendali. Il nuovo commissario delle due Asl da unificare dovrà proporre le soluzioni organizzative più adatte alla fusione, con la presentazione di uno studio di fattibilità che "assicuri un corretto equilibrio tra decentramento dei servizi sanitari e accentramento dei servizi amministrativi e di supporto".

Carmen Taglietto

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