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Venerdì scorso i funerali nella Cattedrale di
San Giusto del Vescovo emerito. Mons. Giuseppe Garneri è tornato
a Dio alla soglia dei 100 anni di vita
Nato a Cavallermaggiore nel 1899, ordinato
sacerdote nel 1923, consacrato vescovo il 23 maggio del 1954.
Lingresso in Diocesi di Susa il 6 giugno
La morte di Mons. Garneri ha fatto veramente notizia! Ci
eravamo ormai abituati a correlarne letà sulla scala dei
patriarchi biblici, ammirando la grande solidità di una salute
che non conosceva problemi e di una resistenza fisica capace di
prendersi gioco dello scorrere degli anni. Ed ecco che ora anche
Mons. Garneri, linvincibile lottatore, il nostro
Vescovo di ferro, ha dovuto arrendersi alla realtà
dello scorrere degli anni. Ma sulla soglia dei cento anni! La
notizia del suo trapasso, avvenuto a Torino, nella giornata di
martedì 15, ci ha tuttavia colti di sorpresa e ci ha lasciati
sgomenti. Anche il Vescovo della nostra giovinezza ci ha
lasciati! Mons. Giuseppe Garneri era nato a Cavallermaggiore nel
1899 (e si vantava sempre di far parte di quei ragazzi del
99 che tanta parte ebbero nella prima guerra
mondiale!); era stato ordinato sacerdote nel 1923; fu parroco del
Duomo di Torino negli anni ruggenti della dittatura, della
guerra, della Resistenza e dellimmediato dopoguerra. Alla
chiesa torinese diede quelle mirabili e vitali istituzioni che
ancora oggi vivono sotto il nome di Opera diocesana
Preservazione della Fede, Torino chiese e
Centro Giornali cattolici. Nel maggio 1954, considerata la
persistente grave indisposizione fisica di Mons. Giorgis, vescovo
nominato di Susa, Mons. Garneri fu preconizzato Vescovo titolare
di Utica ed Amministratore Apostolico di Susa. Venne consacrato
nel Duomo di Torino il 23 maggio del 1954, nella festa della
Madonna del Rocciamelone: cui subito consacrò la sua missione
episcopale, con un pellegrinaggio alla Vetta. Attendevamo da Lui
tante cose. Chi scrive ricorda il primo incontro che il novello
vescovo concesse a Torino, subito dopo la sua consacrazione a noi
giovani sacerdoti e seminaristi segusini. Ci tracciò un
programma per nulla accomodante, ma bensì ricco di esigenze, di
impegni, di severità. Ci spaventò. Ma ne accettammo
limpegno. Comprendemmo subito che la vocazione non era un
impegno facile. Ma sentimmo subito di aver trovato una buona
guida. Un allenatore sicuro ed affidabile. Era giunto
a Susa con la fama di un sacerdote che aveva posto
coraggiosamente in gioco la sua vita negli anni cruciali della
guerra e della Resistenza; figura di tutto rilievo nella Torino
di quegli anni difficili, un manager eccezionale che nella Torino
dellimmediato dopoguerra aveva realizzato opere imponenti
attraverso innovazioni che conservano ancora oggi alto prestigio
ed efficacia. Ma se a Torino cerano tante chiese da
costruire, anche qui a Susa, cera una diocesi, una
chiesa locale alla quale dare vita e solidità. In
tutte le sue più vitali espressioni. Iniziando dalle strutture.
Appena giunto in diocesi Mons. Garneri si trovò di fronte ad un
Seminario, ancora popolato e promettente in quanto ad elementi,
ma ridotto, in quanto a strutture, ad un edificio molto
fatiscente ed inadatto ai tempi. Mons. Garneri non perse tempo:
mobilitò il mondo finanziario torinese, ancora affettuosamente
legato al suo parroco di ieri, affidò lopera
tecnica e concreta dei restauri a nomi di provata esperienza: in
brevissimo tempo ledificio vetusto ed inadatto alla realtà
del presente, risorse a nuova vita. Inizia poi il contatto
diretto con la popolazione della sua diocesi. Con una resistenza
fisica strabiliante Valle conoscere di persona tutte le persone,
tutte le comunità della diocesi a lui affidata, senza sosta e
senza riposo: di questa sua incessante attività pagherà anche
lo scotto in un incidente automobilistico che lo condannerà a
mesi di degenza alle Molinette di Torino. Ma neppure questo
incidente riuscì a bloccare o ad attenuare la sua attività.
Tornato in sede si accinge a dare alla diocesi, gradatamente, un
volto nuovo e moderno: ed ecco risorgere la Rivista
diocesana di Susa, che sarà la voce ufficiale del Vescovo:
un colloquio fissato a scadenza trimestrale con cui il Vescovo
renderà noto ai diocesani gli atti vescovili, i comunicati della
Curia, con le sue osservazioni ed insegnamenti. Un fiorire di
iniziative che sveglia la diocesi. Assieme alla dottrina continua
lazione: dopo il restauro del Seminario, viene il restauro
della Curia diocesana, la costituzione della nuova parrocchia di
Mompantero con il Santuario dedicato a N. S. del Rocciamelone,
ledificazione e la consacrazione delle chiese parrocchiali
di Condove e di Almese, i tre Congressi Eucaristici. La solenne
commemorazione del bicentenario di vita della nostra diocesi
trova una efficace sottolineatura teologico-pastorale nella
programmatica lettera pastorale: La Diocesi: chiesa
locale. La società sta vivendo un periodo di grandi
speranze: è il tempo della Mater et Magistra, di una
Chiesa madre e maestra che deve accorgersi della frenetica
trasformazione del modo nella quale è chiamata. Una
trasformazione, anche a livello diocesano, non sempre serena e
pacifica, che Mons. Garneri affronta con solida prudenza e con
chiarezza di idee e di azioni, fedelmente ancorato
allortodossia ed alle tradizioni. Una ortodossia,
sottolineata inculcata, richiesta, sempre con forza di
convinzione e chiarezza di dottrina in tutti i frequentissimi
contatti che Mons. Garneri ebbe con il clero e con i laici. Chi
scrive queste note ebbe modo di seguire per molti anni Mons.
Garneri nelle sue visite pastorali e per conseguenza di assistere
ai ripetuti suoi contatti con i fedeli della diocesi, a quelle
lezioni di catechismo, che ci riportavano agli anni della nostra
infanzia; quei catechismi, nei quali, assieme alla sicurezza ed
alla solidità del Maestro, cera sempre laffabilità
del Padre; insieme allintransigenza nei confronti di quanto
era deviazione azione dalla verità, cera sempre
lamore del Padre; cera quella sorridente dolcezza per
cui anche un rimprovero trovava la via del cuore. Mons. Garneri,
pasceva fortiter et suaviter il gregge che il Signore
gli aveva affidato: e per 25 anni camminò su quella linea.
Giornalista per vocazione e per scelta, fondatore di quel
Nostro Tempo, che ancora vive e prospera oggi,
regalò al pubblico dei lettori, preziose pubblicazioni, che
vanno dal ricercato Tra rischi e pericoli, che
illustra le vicende di una Torino nel periodo della Resistenza, a
tuta la serie di riflessioni spirituali, di ricordi di vita
vissuta, di interpretazioni bibliche, di manuali di preghiera.
Tra le lettere pastorali ricordiamo: Parrocchia, famiglia
di Dio (1967), La famiglia 1968, I laici
nella Chiesa (1969) oltre alla già ricordata La
Diocesi: chiesa locale. E venticinque anni trascorrono
veloci: gli anni urgono ed opprimono. E così che nel 1978,
Mons. Garneri, che, a suo tempo, ha presentato le sue dimissioni
per sopraggiunti limiti di età lascia lincarico: tornerà
come vescovo emerito nella sua Torino,
ricca di tanti ricordi e popolata di tanti parrocchiani di un
tempo. Trova cresciuti quelliche erano stati, anni addietro, i
suoi chierichetti (quelle che lui amava continaure a chiamare
i cit del Dom). Il distacco dall
oggi segusino è compensato dalla riconquista del
ieri torinese. Si ritorna alle origini, anche se non
sarà facile per lottantenne Mons. Garneri ritrovare oggi
la sua Torino di allora: molte novità in
campo sociale, politico e culturale hanno deformato quel volto
che egli era abituato a conoscere. Eppure anche in questa
nuova Torino, Mons. Garneri trova ancora modo di
esercitare il suo ministero, di essere ancora utile a tutti.
Presenzia e presiede a funzioni, scrive e pubblica, dirige
coscienze: continua il suo apostolato, anche se gli anni
incominciano a pesare, gli arti gli si fanno sempre più insicuri
e tremolanti. Pratica efficacemente lapostolato del
conversare sfruttando tutti gli incontri, tutte le
occasioni. E ancora ricercato e venerato. Tornò ancora a
Susa per la celebrazione di alcuni suoi incontri giubilari ed in
alcune manifestazioni diocesane. Lo trovavamo sempre un
giovanissimo anziano. Con lardore di sempre,
con la voce di sempre, con il sorriso di sempre, è ritornato
ancora qui a Susa, venerdì, per ricevere dai suoi sacerdoti, dai
suoi diocesani, di ieri e di sempre, lultimo saluto, prima
che la salma, venisse tumulata a Cavallermaggiore, sua terra
natale. E Susa ha dimostrato concretamente ed affettuosamente di
non aver dimenticato questo suo Pastore. Di volergli sempre bene.
g. ferrero
Avviso ai sacerdoti
I sacerdoti membri delle Congregazioni di Suffragio di Susa e
di Oulx, celebrino quanto prima le Sante Messe (due per ogni
Congregazione) per il Venerando Vescovo, Mons. Giuseppe Garneri,
che apparteneva ad esse da quando era venuto Vescovo della nostra
diocesi.
LOmelia di mons. Bernardetto nella
celebrazione in San Giusto Un vescovo che ha costruito la Chiesa
La Parola di Dio
Questi i brani della Parola di Dio letti nella
messa celebrata in Cattedrale: Sapienza 2 4, 7-15 Ebrei 13, 7-9
Matteo 25,14-21
La Parola di Dio, a cui dobbiamo ancorare ogni evento del
nostro essere, lieto e triste, ci aiuta ad entrare nel mistero
della vita e della morte, mentre ci sospinge a guardare avanti
con rinnovata speranza. Il Libro della Sapienza, di fronte ad un
uomo quasi alla soglia dei centanni, ci richiama
lidentità della logevità, che non sta nel fluire del
tempo, ma nella saggezza, nella condotta di vita e nella fedeltà
a Dio. La Lettera agli Ebrei invita gli uomini smemorati, sempre
pronti ad estirpare radici e memorie, a ricordarsi di quelli che
ci hanno guidato, annunciato la Parola, a seguirne la fede. Il
Vangelo di Matteo ci presenta un esempio di escatologia del Regno
ed i parametri per conquistarlo, dove la operosità è premiata e
la neghittosità è punita. Sono stimoli che ci danno le linee
portanti che hanno attraversato la lunga vita di mons. Garneri e
che, oggi, entrando per lultima volta in Cattedrale, pare
ancora ripetere con quella voce squillante che scandiva i suoi
discorsi. E difficile sintetizzare la vita e le opere, nei
limiti di unomelia, di un pastore che ha servito la chiesa
dal 1923 ad oggi. Se è vero che solo chi si da per vinto si può
dire vecchio, credo che si possa affermare che il vescovo Garneri
non si è mai dato per sconfitto. Ci sono certe confidenze, quasi
soffiate, come se fossero estorte, in quel piccolo libro:
Alcuni episodi ammirando al Divina Provvidenza,
scritto al compimento del 91° compleanno, che rivelano tra le
righe (o tra le rughe) il cammino della sua vita e lo spirito
indomito che lha caratterizzato, dove si spazia tra
lingenuità dellinfanzia e larguzia, quasi
disincantata, delletà matura. Si intuiscono tre passaggi
epocali che hanno marchiato la sua esistenza. Lattività
sacerdotale al servizio del card. Fossati a Torino dal 1930 al
1954; il ministro episcopale a Susa fino al 1978 allinsegna
del motto Servire Deo; la quiescenza operosa, il
Vescovo emerito al servizio delle persone che si rivolgevano a
lui. Senza voler essere esaustivo, col rischio di essere
limitativo, direi che a Torino è stato il costruttore nel campo
delledilizia sacra e delleditoria; a Susa il
costruttore di una Chiesa locale; da Vescovo emerito il
costruttore di una Chiesa domestica. Guardo fugacemente ad alcuni
aspetti più salienti della sua molteplice attività, anche se
non è difficile immaginarli come il frutto maturo di una
spiritualità intensa, in cui il rimando costante alla
Provvidenza è sintomatico e rivelatore. Basta leggere il suo
libro: Tra rischi e pericoli per cogliere
lintensità di quel periodo della guerra, della resistenza,
della lotta di liberazione, in cui emerge la statura del
protagonista in tempi drammatici, il mediatore, il tessitore
paziente tra fazioni contrapposte e nemiche. Cè poi un
altro settore di cui si occuperà a guerra finita ed è quello
delleditoria, dove continua il suo amore alla Chiesa, in
una varietà di intuizioni tra il piglio manageriale e il carima
del profeta. Con mons. Chiavazza fonda Il nostro
tempo e con mons. Cottino sarà il più convinto assertore
del settimanale La voce del popolo. Dal 1954
incomincia il suo ministero a Susa e qui sullesperienza
torinese si farà carico di ristrutturare il Seminario e
diventerà il fondatore del nuovo Santuario Diocesano alla
Madonna del Rocciamelone a Mompantero. Sarà soprattutto il
pastore che prenderà per mano la sua chiesa locale
nellaccompagnarla nel difficile guado dal pre-Concilio alla
nuova primavera conciliare: un graduale rinnovamento non senza
difficoltà e non senza opposizioni, riuscendo nellarduo
impegno di amalgamare vecchio e nuovo. Prima di lasciare Susa nel
1978, lamministrazione comunale gli conferirà il diritto
di cittadino onorario a riconoscimento di aver saputo
condividere le responsabilità del suo servizio con la crescita
della popolazione locale. E sintomatico che quando
ricordava la diocesi la chiamasse diletta, come a
dire che, nonostante gli anni, così gli era rimasta nel cuore.
Quasi alla soglia degli 80 anni si ritirava a vita privata senza
perdere in lucidità anzi, è in questo periodo, scavando nei
suoi ricordi, che pubblica volumi autobiografici, di preghiera e
di commento alla Parola di Dio. Rileggendoli affiora e traspare
la sua passione mai sopita di pubblicista di razza, e si capisce
come fosse un consigliere ricercato e una persona a cui ci si
poteva rivolgere sicuri di essere ascoltati. Oggi lo accogliamo
in questa Cattedrale per dirgli la nostra riconoscenza e
offrirgli la nostra preghiera. Lui che ha conosciuto la
semplicità montanara con lo specifico della segusinità, ci
perdonerà se abbiamo ridotto allessenziale questo ricordo
e questultimo incontro. Dio la ricompensi, Eccellenza, per
averci insegnato come vivere la longevità, per averci confermato
nella fede, per averci guidati per quasi 25 anni. Ricordi al
Signore questa sua diletta porzione del Popolo di
Dio, la benedica. Noi continueremo a ricordarla, Eccellenza, e a
pregare perché il Signore, in cui lei ha creduto e annunciato,
accolga il suo servo generoso e fedele, chiamato oggi a
partecipare alla gioia del premio eterno. Riposi in Pace.
Funerali di vescovi in Cattedrale
Sono quattro in questo secolo i funerali di vescovi celebrati
nella Cattedrale di San Giusto. Il 5 maggio del 1903 ci fu il
funerale del santo vescovo Edoardo Rosaz. Imponente il concorso
dei fedeli. Il rito iniziò alle 9.30 con la messa celebrata dal
can. Caveglia. Dicono le cronache che la messa era solo a
metà, che dalla Cattedrale già partiva il corteo per il
cimitero. Una sosta al Suffragio per le esequie e alle 12
si arrivò al cimitero. Fu larcidiacono Egidio Bruno a dare
lultima benedizione. Un solenne funerale di trigesima venne
celebrato poi in Cattedrale il 9 maggio. La messa fu celebrata
dal vescovo di Pinerolo, con lassistenza del card. Richelmy. Il 1° settembre del 1910 si celebrarono i funerali del
vescovo Carlo Marozio, morto improvvisamente alle 16 del 30
agosto. La messa venne celebrata dallarcivescovo di
Vercelli, Valfrè di Bonzo, presente anche larcivescovo di
Reggio Calabria, mons. Rousset. Lunedì 5 ottobre del 53 si
tennero i funerali di mons. Umberto Ugliengo, mancato
improvvisamente a Valdengo, suo paese natale, il 2 ottobre. La
salma arrivò nel pomeriggio della domenica. Il lungo corteo del
funerale iniziò a sfilare alle 9.30. Erano presenti il card.
Fossati, arcivescovo di Torino e i vescovi, Imberti, di Vercelli, Binaschi, di
Pinerolo, Rousset, di Ventimiglia, Rostagno, di
Ivrea, Gagnor, di Alessandria, DellOmo, di Acqui, Borra, di Fossano,
Cannonero, di Asti, Rossi, di Biella e Bottino,
ausiliare dellarcivescovo di Torino. La messa fu celebrata
dal vescovo di Biella. Venerdì 18, infine, al solenne funerale
di mons. Garneri, in Cattedrale, per la concelebrazione
eucaristica, presieduta da mons. Bernardetto, erano presenti i
vescovi Cavanna, emerito di Casale, Maritano di Acqui e
Debernardi di Pinerolo. Alle 8.15 in Duomo a Torino, la messa è
stata presieduta dal card. Saldarini e al pomeriggio a Cavallermaggiore, dal vescovo
Micchiardi, ausiliare di Torino con
lui i vescovi di Fossano, Pescarolo e di Alba, Dho.
2 gonfaloni
Alla messa in Cattedrale il comune di Susa era rappresentato
dal vicesindaco Peluso e dallassessore Follis con il
gonfalone municipale. Tra le altre autorità civili anche il
presidente della Comunità Montana, Frigieri, il sindaco di Avigliana, Castagneri e il consigliere regionale
Montabone. Per
il comune di Cavallermaggiore cera il sindaco con il
gonfalone.
Lettera
Caro direttore, nel generale cordoglio per la scomparsa di
mons. Giuseppe Garneri, vescovo di Susa dal 1954 al 1978, ritengo
opportuno menzionare, fra le numerose benemerenze, le premure a
favore delloccupazione. Premure di partecipazione e
sofferenza, quando, negli anni 1960 e seguenti, la
conflittualità per il lavoro si fece più aspra nella zona. Le
prime avvisaglie, e sarebbe forse più appropriato parlare di
prova generale per quanto sarebbe poi esploso un po
ovunque, si avvertirono nel comune di SantAntonino. Qui,
negli stabilimenti Cotonificio Valle Susa e Magnadyne, lavoravano
migliaia di persone, complessivamente il numero superiore agli
stessi abitanti del luogo. Un concentrato di operai, tecnici,
impiegati, di ambo i sessi, dal quale con maggior sensibilità e
immediatezza era avvertito il pericolo della disoccupazione.
Quindi situazione ambientale propizia per forti interventi
sindacali. Che raggiunsero forme inconsuete, con preoccupazioni
per lordine pubblico che rimbalzavano al Prefetto e ai
Ministeri. Il mattino presto del 6 febbraio 1961, sotto
lincalzare delle maestranze in agitazione, esponenti
sindacali, più che chiedere, avevano la pretesa di imporre al
sindaco di S. Antonino Giovanni Suppo, il sequestro del locale
Cotonificio, dove il medesimo era impiegato. La controparte
padronale, Felice Riva, non subiva certamente rassegnata le
intimidazioni. Lesasperazione finì per condurre in un
vicolo chieco, dal quale i contendenti non sapevano più uscire,
e come salvare la faccia. Allora si rivelò provvidenziale
lintervento di mons. Garneri, di cui trapelava la
preoccupazione per quanto accadeva. E furono gli stessi
amministratori e sindacalisti a chiedere i suoi buoni uffici per
trovare un onorevole compromesso. Che egli seppe raggiungere,
operando nella maggior discrezione imposta dalla delicatezza, con
la dedizione del pastore, col prestigio della carica, grazie alle
vaste conoscenze che arrivavano fino al Cardinale e alla
Confindustria di Milano. Sappiamo, purtroppo, della triste fine
di Cotonificio Valle Susa e Magnadyne, cancellati da tempo dal
novero delle attività locali. Ma rimane incontrovertibile il
provvidenziale contributo di mons. Garneri nel salvaguardare, per
diversi anni ancora, il posto a tanti lavoratori. Anche questa è
storia della Valle e del vescovado di Susa, storia di cui potrei
riferire molti altri particolari, essendo stato coinvolto
personalmente nelle vicende per motivi professionali, a fianco
del compianto sindaco Giovanni Suppo.
Giulio Crosignani
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