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La Valsusa - N.39 - 22-10-1998
Tutta la diocesi gli ha detto grazie
Quella di domenica scorsa, in Cattedrale, per i ventanni
di episcopato di mons. Bernardetto, è stata una celebrazione
semplice, ma piena di cuore. Una quarantina di preti, due nuovi
accoliti, Erman ed Enzo, che sono il seme che cresce, i banchi
pieni di quelli che il vescovo ama chiamare i cristiani
intelligenti, la federazione delle cantorie che riempie di
armonie la quasi millenaria chiesa di San Giusto e poi lui, il
festeggiato che, forse sulla scia delle parole dette poche ore
prima dal Papa in piazza San Pietro, ha lasciato parlare, seppur
con molta discrezione il suo cuore. Ed ecco allora che il
pastorale diventa remo, timone... ho cercato di costruire ponti,
di smussare gli angoli, di levigare le pietre più taglienti, di
consolidare quelle più friabili... ho cercato di instaurare uno
stile impastato di semplicità, di trasparenza, senza eccessivi
formalismi... certo rimangono sogni e speranze... vi dico grazie
per il bene che mi avete voluto... Non so se anche il vescovo,
come il Papa in piazza San Pietro, si è a quel punto asciugato
una lacrima. Certo era commosso. Ci ha visti attorno a lui come
figli e fratelli. Figli prodighi magari qualche volta, ma che
erano lì come si sta in famiglia, soprattutto quando si sa che
il padre è sempre vigilante, ad aspettare che tutti si ritorni a
casa. Mi tornano in mente le parole di Enzo Bianchi, dette il
giorno prima su a Villa San Pietro: in famiglia si deve
stare nella libertà e nellamore. Domenica eravamo
lì, in Cattedrale, nella libertà e nellamore. Forse
volevamo anche noi fare la nostra confessione delle colpe. Dire
al vescovo: perdonaci, se non ti abbiamo sempre capito, se
non ti abbiamo sempre dato prova del nostro amore, se non abbiamo
sempre apprezzato il tuo modo di essere vescovo. Ma lui,
come il padre della parabola, ci ha subito rialzati. Domenica
cera spazio solo per la festa. Quella più bella, più
intensa, più vera. Attorno allaltare. d.e.
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