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N. 24 - giovedì 18 giugno 1998

Autostrada declassata? Il procuratore Guariniello: l’altezza delle gallerie è inferiore ai parametri del CNR. Si rischia la chiusura al traffico pesante. Il nuovo amministratore delegato Mario Virano: “Cercheremo di rimediare ma bisogna accertare le responsabilità” Asilo di Novalesa, la “querelle” finisce in tribunale. La Congregazione cede la conduzione a Villa Cora, il comune vuole fare una materna statale. La parola alle parti
Il Centro sociale “occupa” Bussoleno continua la discussione sulla richiesta avanzata da più di 300 giovani sulla creazione di un luogo di aggregazione autogestito

 

Il procuratore Guariniello: l’altezza delle gallerie è inferiore ai parametri del CNR. Si rischia la chiusura al traffico pesante
Autostrada declassata?
Il nuovo amministratore delegato Mario Virano: “Cercheremo di rimediare ma bisogna accertare le responsabilità”
Ancora problemi per l’autostrada del Frejus. Se non si rimedierà al problema dell’altezza delle gallerie, tutte più basse rispetto agli standard fissati in 4 metri e 75 dalle norme emanate dal Centro Nazionale Ricerche e da una circolare dell’Anas, l’arteria internazionale che percorre la valle di Susa rischia di essere declassata. Lo ha dichiarato il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che da tempo si sta occupando della A32, in particolare dopo l’incidente avvenuto nella galleria Prapontin all’inizio del 1997, quando un Tir si incendiò in una galleria. Nel mirino del procuratore ci sono anche le altre gallerie: Perosa, Mompantero, Giaglione, Ramats, Cels, Serre La Voute, Rio Gironda. E sul futuro dell’autostrada incombe una minaccia: o l’autostrada si mette in regola oppure si può giungere anche alla soluzione estrema, quella cioè di vietare la circolazione ai mezzi più alti e ingombranti. In una parola, ai Tir. Il magistrato ha già incontrato i vertici dell’Anas, della Sitaf e i funzionari del Ministero dei Lavori Pubblici chiedendo loro cosa intendano fare per eliminare le irregolarità. Quella delle gallerie è la prima grana che si trova ad affrontare il nuovo amministratore delegato della Sitaf, l’architetto Mario Virano che riceverà ufficialmente le deleghe nel Consiglio di Amministrazione convocato per domani. “Il declassamento? Il rischio è reale ma è remoto. Faremo di tutto per evitarlo. Abbiamo già messo in atto alcune misure restrittive alla circolazione, nei punti ritenuti più pericolosi, per annullare ogni rischio di contatto dei tir con le gallerie. Non solo, ma stiamo predisponendo la misurazione di tutte le gallerie per capire se le altezze inferiori agli standard siano dovute alla struttura o agli impianti appesi (canaline, ventilatori). Dopodichè cercheremo di rimediare. Ma bisognerà anche capire di chi sono le responsabilità di questa situazione per prendere i provvedimenti del caso”. Proprio quello delle responsabilità è uno dei capitoli che Guariniello sta affrontando, per tentare di capire che cosa sia successo quando si costruiva l’autostrada, una delle più costose degli ultimi anni. Chi ha dato i numeri sbagliati e i calcoli errati nelle altezze dei tunnel? L’indagine è in corso.

Bruno Andolfatto

 

Da una parte le Suore Francescane, dall’altra il paese
Asilo di Novalesa, la “querelle” finisce in tribunale
La Congregazione cede la conduzione a Villa Cora, il comune vuole fare una materna statale. La parola alle parti
NOVALESA-. “Monsignor Rosaz vi ha insegnato a dare, voi avete imparato a prendere”. questa ed altre scritte, campeggianti su striscioni tipo stadio, sono state poste a Novalesa, in luoghi ben visibili sia dentro che fuori dal paese della Val Cenischia. Si tratta di una protesta, veramente nuova considerando i suoi obiettivi, messa in atto da un comitato cittadino (comprendente associazioni, consiglieri comunali di maggioranza e minoranza) che rivendica l’asilo del paese, gestito dalla sua fondazione dalle Suore Terziarie di san Francesco di Susa. La responsabile della congregazione, Madre Mansueta Gentile, intorno alla metà di marzo ha fatto sapere all’amministrazione comunale che le suore non intendevano più continuare a gestire la scuola materna, e che avevano affittato i locali alla società Villa Cora s.r.l. la stessa che gestisce già la casa di riposo san Giacomo a Susa, e che a Novalesa userebbe lo stabile per lo stesso scopo. La storia è però molto complessa, non è una novità dell’ultimo momento, ma esiste un carteggio in merito già da alcuni anni. Ci siamo impegnati a ricostruiore i fatti, sentendo entrambe le “campane”. Si parte nell’ormai lontano ‘62. In data 11 giugno la Suore Terziarie accettano donazioni di immobili a Novalesa, accettando anche alcune condizioni: “gli immobili donati dovranno essere adibiti ad Asilo infantile, sino al numero minimo consentito di sei bambani iscritti. In caso di numero insufficiente, l’immobile sarà adibito ad opera caritativa a beneficio del paese: assistenza agli anziani bisognosi o casa di riposo”. Il terreno fu donato dalla compianta maestra Angiolina Chiapusso, e le offerte dei cittadini novalicensi permisero la costruzione della Casa di Riposo e dell’Asilo, che sono sotto lo stesso tetto. Per tanti anni, la Suore segusine hanno portato avanti questo compito, adibendo i locali ad Asilo e Casa di Riposo. Che cosa è successo, dopo? Variarono le leggi sulla conduzione delle case di riposo e degli asili infantili; inoltre, la scarsa presenza di bambini sul territorio, non giustificò la prosecuzione dell’asilo e consigliò invece il potenziamento dell’assistenza agli anziani. Poi, contrariamente a quello che si era andato profilando anni fa, adesso invece il numero dei bambini è cresciuto fino ad una dozzina, ed il comune, facendosi forte dell’attaccamento di questa struttura al paese, avrebbe intenzione di gestirla direttamente. Ora, la situazione è stata affidata nelle mani dei legali. Il comune si è affidato all’avvocato Mauro Carena, mentre le Suore hanno richiesto l’opera del torinese Osvaldo Mussano. Dopo colloqui avvenuti con le responsabili delle Suore Terziarie, il punto di vista della congregazione è questo: “Dopo i cambiamenti nella normativa sulla gestione di Asilo e Casa di Riposo -ci spiega l’avvocato Mussano-, la situazione fu più volte ed in più occasioni spiegata all’autorità comunale ed alla pubblica opinione. Fu fatto anche presente che l’assistenza agli anziani doveva essere condotta dalle suore con la collaborazione di enti e con strutture allo scopo create e preparate. Così si addiviene alla stipula di accordi tra le suore e Villa Cora, in forza dei quali le suore concedevano in locazione alla società il complesso immobiliare, imponendo alla stessa l’obbligo di realizzare, con la collaborazione delle Terziarie, il fine primario della conduzione qualificata degli immobili, ovvero l’assistenza agli anziani convenendo un canone simbolico di lire 60 mila annuali per la durata della locazione, ma con obbligo a Villa cora di ristrutturare gli immobili e dotarli di tutte le strutture per renderli adatti alla conduzione di case di assistenza agli anziani, in perfetta osservanza delle norme sanitarie, dando la precedenza per il ricovero agli abitanti di Novalesa”. L’accordo fu pattuito il 19 giugno dello scorso anno. Dopo, l’autorità comunale chiese a Villa Cora, unica ad avere la disponibilità di tutti i locali, in forza di scrittura registrata, di concederne una parte per la conduzione dell’Asilo Infantile per un anno. “Le Suore intervennero presso Villa Cora- continua Mussano- perchè ciò concedesse, e tra le Suore, il sindaco di Novalesa e Villa Cora fu convenuto un protocollo d’intesa che fu messo in atto per tutto l’anno scolastico appena trascorso”. Sette i punti dell’accordo: il sindaco veniva nominato coordinatore dei reciproci impegni; questi avevano durata dal 1° luglio ‘97 al 31 agosto ‘98; Villa Cora metteva a disposizione i locali, già condotti ad asilo e dotati di riscaldamento, gratuitamente, senza che il comune nè chicchessia dovesse versare oneri per l’occupazione; Villa Cora versava lire 10 milioni a fronte del costo della maestra d’asilo; ancora, provvedeva alla predisposizione e riscaldamento del pranzo che ogni utente portava dalla famiglia; le Suore si obbligavano a ricevere e ad assistere gli utenti dell’asilo fino all’arrivo della maestra; il comune contribuiva con lire 15 milioni, la famiglia di ciascun utente pagava lire 150 mila mensili. Le suore hanno spiegato in tutti i modi, anche per iscritto, che non potevano dare in locazione al comune degli immobili che fin dalla data 19 giugno ‘97 avevano dato in locazione a Villa Cora. “S’impegnarono, però-dice l’avvocato Mussano- di intervenire presso Villa Cora perchè concedesse in comodato d’uso gratuito i locali voluti dal sindaco ad uso Asilo. Villa Cora accondiscese ben volentieri ed il contratto di comodato gratuito si trova da diversi mesi sulla scrivania del sindaco”. Il legale delle Suore specifica ancora che tutto quanto affermato è comprovato e documentato da atti scritti. “Non si riesce a capire questo-conclude l’avvocato Mussano- perchè non si accetti il contratto di comodato d’uso gratuito con Villa Cora e perchè il comune di Novalesa voglia far causa per ottenere quello che gli si è offerto gratuitamente, con il contratto giacente sulla scrivania del sindaco”.

Giorgio Brezzo

“Ma i bambini ci sono, ed anzi aumenteranno”
“Cosa vogliamo? Semplicemente che quello che c’è continui ad esserci- si accalora il primo cittadino di Novalesa, Guido Silvestro-, parlo evidentemente dell’asilo”. Ma è possibile che per un fatto di questo genere si debba finire in tribunale? “Non era certamente la nostra intenzione...infatti eravamo d’accordo con le Suore Terziarie che dal 30 giugno loro avrebbero lasciato la gestione della Scuola materna. Visto che entrambe le parti erano favorevoli a continuare l’attività dell’asilo, noi abbiamo avviato tutte le pratiche per fare della nostra materna una struttura statale. Confortati dal fatto che, dopo molti anni difficili, il numero degli utenti aveva finalmente superato la dozzina di unità, e che nel prossimo futuro arriverà alla cifra di 17...Naturalmente, oltre ai termini numerici, per avere la scuola statale ci vogliono i locali. Le Suore hanno nel frattempo locato per sei anni tutti i locali a Villa Cora, società che per scelta professionale, gestisce case di riposo e non certo asili. Ecco perchè non è stato possibile trovare un accordo. Per le suore i bambini non ci sono, e per questo motivo la loro posizione non è conseguente alla donazione originaria... Adesso ci hanno proposto un contratto falsante, che prevede un comodato d’uso gratuito per quattro anni, attraverso Villa Cora. Non lo troviamo corretto rispetto agli impegni precedentemente presi e nei confronti della popolazione di Novalesa”.

G.B.

Continua la discussione sulla richiesta avanzata da più di 300 giovani sulla creazione di un luogo di aggregazione autogestito
Il Centro sociale “occupa” Bussoleno
BUSSOLENO - Gabrio, El Paso, il Barocchio, Prinz Eugen, Delta House, Askatasuna... a Torino. E a Bussoleno? Come si chiamerà, se ci sarà, il centro sociale autogestito, chiesto a gran voce ormai da mesi da un gruppo di giovani bussolenesi e dei paesi vicini? La domanda non ha ancora una risposta anche perché, che il centro sociale riesca davvero a decollare è ancora tutto da stabilire. La sola ipotesi incontra, infatti, resistenze e perplessità, sia in ambito politico, sia tra i cittadini del centro della bassa valle di Susa che temono ripercussioni sull’ordine pubblico. La richiesta, però, è lì sui tavoli comunali ed è espressa in una petizione consegnata alla Giunta Comunale: “L’hanno firmata circa 350 giovani - spiega Federico Alpe, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, tra i promotori dell’iniziativa - che vivono sulla loro pelle la mancanza di un punto di aggregazione e che manifestano l’esigenza di ritrovarsi per promuovere progetti di crescita culturale”. La questione era già stata sollevata, sempre da Rifondazione, in consiglio comunale, nel mese di febbraio, al momento dell’approvazione del bilancio preventivo. E fu approvata dalla maggioranza, non senza mugugni e con l’astensione del vice sindaco Susanna Bufacchi. Nettamente contrarie le minoranze con, in prima linea, l’esponente leghista Giorgio Re: “Faremo sapere ai cittadini - dichiarava in consiglio - che volete impiantare un Leoncavallo anche a Bussoleno”. Poi la questione si attenuò complici, probabilmente, le vicende legate agli arresti di tre giovani dei centri sociali torinesi (tra cui il bussolenese Silvano Pellissero) con l’accusa di essere implicati negli attentati contro l’alta velocità, e le manifestazioni violente degli squatters nel centro di Torino, dopo il suicidio in carcere di Edoardo Massari, uno degli arrestati. Dopo qualche mese, l’argomento però è tornato d’attualità. I giovani che vogliono il centro sociale autogestito, hanno chiesto la piazza del mercato, il 27 giugno, per organizzare un concerto rock. E il Comune ha dato il patrocinio, non senza qualche discussione all’interno della Giunta. “Con questi giovani ci siamo incontrati più volte - afferma il sindaco Marco Blandino. Il dialogo è avviato. Abbiamo consigliato loro di formare un’associazione, con dei responsabili. Il patrocinio al concerto? E’ stato concesso per non far pagare l’uso dell’area. E’ una prassi che seguiamo anche con altri. Non aver permesso la manifestazione sarebbe stata la scelta peggiore. In fondo il concerto sarà anche un’occasione per stabilire il livello di maturità e di affidabilità di questi giovani”. C’è poi il problema della sede del centro sociale. I giovani avevano indicato l’area dove sorgono i magazzini comunali, nei pressi dell’albergo Isolabella. “La cosa però al momento non è possibile - dice Blandino - perché la zona è di proprietà del demanio militare”. Ma la questione non ha solo connotati logistici, non è solo un problema di sedi. In discussione è proprio l’opportunità di concedere o meno lo spazio per un centro sociale a Bussoleno. Valter Amprimo, assessore, popolare non è pregiudizialmente contrario: “Se la richiesta esprime un bisogno reale di luoghi di aggregazione per i giovani non vedo perché dovremmo essere contrari. Certo, tutto deve avvenire nella legalità ed entro certe regole da rispettare. Chi paventa un Leoncavallo a Bussoleno mi pare proprio che esageri”. Ma Alida Benetto, ex sindaco, consigliere di minoranza, rincara la dose: “Siamo contro il centro sociale. La richiesta proviene da cittadini che si presume non siano integrati nella società e ci sono rischi per l’ordine pubblico. Invece di integrare i giovani qui si rischia di ghettizzarli ancora di più. Piuttosto bisognerebbe realizzare un centro polivalente aperto a tutte le fasce della popolazione”. “Chi critica così i centri sociali - replica Federico Alpe - lo fa per ignoranza, perché non ne ha mai visto uno. Non ci sono solo gli squatter che spaccano le vetrine. C’è gente che organizza concerti, dibattiti, che fa cultura. Ma lo sapete che i ragazzi del tanto bistrattato Leoncavallo di Milano, in questi giorni sono in Messico a lavorare per costruire un ospedale?”. Resta il fatto di un volantino dai toni non proprio concilianti, distribuito nei giorni scorsi proprio a Bussoleno, da un cosiddetto collettivo “Contro potere” (che alcuni sostengono sia vicino ai giovani che chiedono il centro sociale) in occasione del mercatino delle pulci. “Non ne so nulla, non conosco quel gruppo”, replica Alpe. E la necessità di proseguire nel dialogo è sostenuta da Ivano Fucile, capogruppo del Pds in consiglio comunale: Nel nostro programma elettorale - dichiara - sosteniamo la necessità di sostenere i giovani e favorire iniziative di aggregazione anche mettendo a disposizione locali idonei. Che non significa dire: andate, occupate, autogestite, fate quello che vi pare. Per questo i democratici di sinistra ritengono che non si possano negare dei locali a un gruppo di giovani che si costituiscono in associazione con finalità culturali o ricreative”. Sulla stessa linea Fabio Melis, assessore di Rifondazione Comunista: “Tutto questo bailamme contro i centri sociali mi pare fuori luogo. E poi qui ci troviamo di fronte a giovani che hanno accettato il dialogo con le istituzioni. Già questo è positivo. Non sono giovani che vogliono spaccare tutto. Semmai intendono costruire qualcosa”. Anche da parte del mondo cattolico non emerge una chiusura netta. Nicola Pochettino, un giovane che frequenta i gruppi parrocchiali, sostiene che “l’esigenza di aggregazione giovanile, se è reale, non va negata. Certo, tutto deve avvenire secondo le regole della convivenza civile, senza violenza, senza arrecare disturbo alle persone e danni alle cose altrui. Personalmente non sento l’esigenza di luoghi di aggregazione. La parrocchia offre molte opportunità. Capisco però che chi non la frequenta possa esprimere l’esigenza di altre opportunità”. Ennio Guglielmetto, scout, ammette “di aver sentito parlare dell’ipotesi del centro sociale solo da gente che lo denigrava. Ma questa è un’opinione condizionata da recenti fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti gli squatters. Mi sembra però esagerato vedere in un centro sociale il luogo di tutti i mali. Bisognerà stare molto attenti a come si realizzerà. L’autoregolamentazione può comportare dei rischi; c’è il pericolo che la struttura diventi non più controllabile, gestibile”. Non solo: “Non ho ben capito a chi voglia rivolgersi il centro sociale. In fondo a Bussoleno i centri di aggregazione non mancano, e non c’è solo la parrocchia. Mi sembra che nasca un po’ da un pezzo di cultura politica, indirizzato a sinistra, che è al governo di Bussoleno”. Se però è solo un’esigenza di qualche forza politica, ribatte Pochettino, “l’iniziativa avrà poco futuro”. Dichiarazioni che non trovano in disaccordo Federico Alpe: “Da qualche tempo accade una cosa strana. Trovo più punti di contatto con gli ambienti cattolici che con altri ambienti della sinistra, Pds in testa. In fondo è vero: a fare aggregazione giovanile sono rimasti solo più i gruppi cattolici e i giovani dei centri sociali in qualche modo vicini a Rifondazione”. E sembra così anche nei rapporti con il Comune: “Non è un caso che sulla linea del dialogo ci sia Valter Amprimo, dei popolari. Lui dice: c’è un’esigenza? Rispondiamo. Mentre altri mi sembra che abbiano paura dell’esigenza”. Insomma, il dibattito continua. Vedremo come proseguirà.

Bruno Andolfatto

 
 
 
 
 

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Sito Ufficiale della Campagna Nazionale Giu Le Mani Dai Bambini

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