Autostrada declassata? Il
procuratore Guariniello: laltezza delle gallerie è inferiore ai parametri del CNR.
Si rischia la chiusura al traffico pesante. Il nuovo amministratore delegato Mario Virano:
Cercheremo di rimediare ma bisogna accertare le responsabilità
Asilo di Novalesa, la
querelle finisce in tribunale. La Congregazione cede la conduzione a Villa
Cora, il comune vuole fare una materna statale. La parola alle parti
Il Centro sociale
occupa Bussoleno continua la discussione sulla richiesta
avanzata da più di 300 giovani sulla creazione di un luogo di aggregazione autogestito
Il procuratore Guariniello:
laltezza delle gallerie è inferiore ai parametri del CNR.
Si rischia la chiusura al traffico pesante Autostrada declassata?
Il nuovo amministratore delegato Mario
Virano: Cercheremo di rimediare ma bisogna accertare le
responsabilità Ancora problemi per lautostrada del
Frejus. Se non si rimedierà al problema dellaltezza delle
gallerie, tutte più basse rispetto agli standard fissati in 4
metri e 75 dalle norme emanate dal Centro Nazionale Ricerche e da
una circolare dellAnas, larteria internazionale che
percorre la valle di Susa rischia di essere declassata. Lo ha
dichiarato il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che da
tempo si sta occupando della A32, in particolare dopo
lincidente avvenuto nella galleria Prapontin
allinizio del 1997, quando un Tir si incendiò in una
galleria. Nel mirino del procuratore ci sono anche le altre
gallerie: Perosa, Mompantero, Giaglione, Ramats, Cels, Serre La
Voute, Rio Gironda. E sul futuro dellautostrada incombe una
minaccia: o lautostrada si mette in regola oppure si può
giungere anche alla soluzione estrema, quella cioè di vietare la
circolazione ai mezzi più alti e ingombranti. In una parola, ai
Tir. Il magistrato ha già incontrato i vertici dellAnas,
della Sitaf e i funzionari del Ministero dei Lavori Pubblici
chiedendo loro cosa intendano fare per eliminare le
irregolarità. Quella delle gallerie è la prima grana che si
trova ad affrontare il nuovo amministratore delegato della Sitaf,
larchitetto Mario Virano che riceverà ufficialmente le
deleghe nel Consiglio di Amministrazione convocato per domani.
Il declassamento? Il rischio è reale ma è remoto. Faremo
di tutto per evitarlo. Abbiamo già messo in atto alcune misure
restrittive alla circolazione, nei punti ritenuti più
pericolosi, per annullare ogni rischio di contatto dei tir con le
gallerie. Non solo, ma stiamo predisponendo la misurazione di
tutte le gallerie per capire se le altezze inferiori agli
standard siano dovute alla struttura o agli impianti appesi
(canaline, ventilatori). Dopodichè cercheremo di rimediare. Ma
bisognerà anche capire di chi sono le responsabilità di questa
situazione per prendere i provvedimenti del caso. Proprio
quello delle responsabilità è uno dei capitoli che Guariniello
sta affrontando, per tentare di capire che cosa sia successo
quando si costruiva lautostrada, una delle più costose
degli ultimi anni. Chi ha dato i numeri sbagliati e i calcoli
errati nelle altezze dei tunnel? Lindagine è in corso.
Bruno Andolfatto
Da una parte le Suore Francescane,
dallaltra il paese Asilo di Novalesa, la
querelle finisce in tribunale La Congregazione cede la conduzione a
Villa Cora, il comune vuole fare una materna statale. La parola
alle parti NOVALESA-. Monsignor Rosaz vi ha
insegnato a dare, voi avete imparato a prendere. questa ed
altre scritte, campeggianti su striscioni tipo stadio, sono state
poste a Novalesa, in luoghi ben visibili sia dentro che fuori dal
paese della Val Cenischia. Si tratta di una protesta, veramente
nuova considerando i suoi obiettivi, messa in atto da un comitato
cittadino (comprendente associazioni, consiglieri comunali di
maggioranza e minoranza) che rivendica lasilo del paese,
gestito dalla sua fondazione dalle Suore Terziarie di san
Francesco di Susa. La responsabile della congregazione, Madre
Mansueta Gentile, intorno alla metà di marzo ha fatto sapere
allamministrazione comunale che le suore non intendevano
più continuare a gestire la scuola materna, e che avevano
affittato i locali alla società Villa Cora s.r.l. la stessa che
gestisce già la casa di riposo san Giacomo a Susa, e che a
Novalesa userebbe lo stabile per lo stesso scopo. La storia è
però molto complessa, non è una novità dellultimo
momento, ma esiste un carteggio in merito già da alcuni anni. Ci
siamo impegnati a ricostruiore i fatti, sentendo entrambe le “campane”. Si parte
nell’ormai lontano ‘62. In data 11 giugno la Suore Terziarie accettano donazioni di
immobili a Novalesa, accettando anche alcune condizioni:
gli immobili donati dovranno essere adibiti ad Asilo
infantile, sino al numero minimo consentito di sei bambani
iscritti. In caso di numero insufficiente, limmobile sarà
adibito ad opera caritativa a beneficio del paese: assistenza
agli anziani bisognosi o casa di riposo. Il terreno fu
donato dalla compianta maestra Angiolina Chiapusso, e le offerte
dei cittadini novalicensi permisero la costruzione della Casa di
Riposo e dellAsilo, che sono sotto lo stesso tetto. Per
tanti anni, la Suore segusine hanno portato avanti questo
compito, adibendo i locali ad Asilo e Casa di Riposo. Che cosa è
successo, dopo? Variarono le leggi sulla conduzione delle case di
riposo e degli asili infantili; inoltre, la scarsa presenza di
bambini sul territorio, non giustificò la prosecuzione
dellasilo e consigliò invece il potenziamento
dellassistenza agli anziani. Poi, contrariamente a quello
che si era andato profilando anni fa, adesso invece il numero dei
bambini è cresciuto fino ad una dozzina, ed il comune, facendosi
forte dellattaccamento di questa struttura al paese,
avrebbe intenzione di gestirla direttamente. Ora, la situazione
è stata affidata nelle mani dei legali. Il comune si è affidato
allavvocato Mauro Carena, mentre le Suore hanno richiesto
lopera del torinese Osvaldo Mussano. Dopo colloqui avvenuti
con le responsabili delle Suore Terziarie, il punto di vista
della congregazione è questo: Dopo i cambiamenti nella
normativa sulla gestione di Asilo e Casa di Riposo -ci spiega
lavvocato Mussano-, la situazione fu più volte ed in più
occasioni spiegata allautorità comunale ed alla pubblica
opinione. Fu fatto anche presente che lassistenza agli
anziani doveva essere condotta dalle suore con la collaborazione
di enti e con strutture allo scopo create e preparate. Così si
addiviene alla stipula di accordi tra le suore e Villa Cora, in
forza dei quali le suore concedevano in locazione alla società
il complesso immobiliare, imponendo alla stessa lobbligo di
realizzare, con la collaborazione delle Terziarie, il fine
primario della conduzione qualificata degli immobili, ovvero
lassistenza agli anziani convenendo un canone simbolico di
lire 60 mila annuali per la durata della locazione, ma con
obbligo a Villa cora di ristrutturare gli immobili e dotarli di
tutte le strutture per renderli adatti alla conduzione di case di
assistenza agli anziani, in perfetta osservanza delle norme
sanitarie, dando la precedenza per il ricovero agli abitanti di
Novalesa. Laccordo fu pattuito il 19 giugno dello
scorso anno. Dopo, lautorità comunale chiese a Villa Cora,
unica ad avere la disponibilità di tutti i locali, in forza di
scrittura registrata, di concederne una parte per la conduzione
dellAsilo Infantile per un anno. Le Suore
intervennero presso Villa Cora- continua Mussano- perchè ciò
concedesse, e tra le Suore, il sindaco di Novalesa e Villa Cora fu convenuto un
protocollo d’intesa che fu messo in atto per tutto l’anno scolastico appena
trascorso”. Sette i punti dell’accordo: il sindaco veniva nominato coordinatore
dei reciproci impegni; questi avevano durata dal 1° luglio ‘97 al 31 agosto ‘98;
Villa Cora metteva a disposizione i locali, già condotti ad asilo e dotati di riscaldamento,
gratuitamente, senza che il comune nè chicchessia dovesse
versare oneri per loccupazione; Villa Cora versava lire 10
milioni a fronte del costo della maestra dasilo; ancora,
provvedeva alla predisposizione e riscaldamento del pranzo che
ogni utente portava dalla famiglia; le Suore si obbligavano a
ricevere e ad assistere gli utenti dellasilo fino
allarrivo della maestra; il comune contribuiva con lire 15
milioni, la famiglia di ciascun utente pagava lire 150 mila
mensili. Le suore hanno spiegato in tutti i modi, anche per
iscritto, che non potevano dare in locazione al comune degli
immobili che fin dalla data 19 giugno 97 avevano dato in
locazione a Villa Cora. Simpegnarono, però-dice
lavvocato Mussano- di intervenire presso Villa Cora perchè
concedesse in comodato duso gratuito i locali voluti dal
sindaco ad uso Asilo. Villa Cora accondiscese ben volentieri ed
il contratto di comodato gratuito si trova da diversi mesi sulla
scrivania del sindaco. Il legale delle Suore specifica
ancora che tutto quanto affermato è comprovato e documentato da
atti scritti. Non si riesce a capire questo-conclude
lavvocato Mussano- perchè non si accetti il contratto di
comodato duso gratuito con Villa Cora e perchè il comune
di Novalesa voglia far causa per ottenere quello che gli si è
offerto gratuitamente, con il contratto giacente sulla scrivania
del sindaco.
Giorgio Brezzo
Ma i bambini ci sono, ed anzi
aumenteranno Cosa vogliamo? Semplicemente che
quello che cè continui ad esserci- si accalora il primo
cittadino di Novalesa, Guido Silvestro-, parlo evidentemente
dellasilo. Ma è possibile che per un fatto di questo
genere si debba finire in tribunale? Non era certamente la
nostra intenzione...infatti eravamo daccordo con le Suore
Terziarie che dal 30 giugno loro avrebbero lasciato la gestione
della Scuola materna. Visto che entrambe le parti erano
favorevoli a continuare lattività dellasilo, noi
abbiamo avviato tutte le pratiche per fare della nostra materna
una struttura statale. Confortati dal fatto che, dopo molti anni
difficili, il numero degli utenti aveva finalmente superato la
dozzina di unità, e che nel prossimo futuro arriverà alla cifra
di 17...Naturalmente, oltre ai termini numerici, per avere la
scuola statale ci vogliono i locali. Le Suore hanno nel frattempo
locato per sei anni tutti i locali a Villa Cora, società che per
scelta professionale, gestisce case di riposo e non certo asili.
Ecco perchè non è stato possibile trovare un accordo. Per le
suore i bambini non ci sono, e per questo motivo la loro
posizione non è conseguente alla donazione originaria... Adesso
ci hanno proposto un contratto falsante, che prevede un comodato
duso gratuito per quattro anni, attraverso Villa Cora. Non
lo troviamo corretto rispetto agli impegni precedentemente presi
e nei confronti della popolazione di Novalesa”.
G.B.
Continua la discussione sulla richiesta
avanzata da più di 300 giovani sulla creazione di un luogo di
aggregazione autogestito Il Centro sociale occupa
Bussoleno BUSSOLENO - Gabrio, El Paso, il Barocchio, Prinz
Eugen, Delta House, Askatasuna... a Torino. E a Bussoleno? Come
si chiamerà, se ci sarà, il centro sociale autogestito, chiesto
a gran voce ormai da mesi da un gruppo di giovani bussolenesi e
dei paesi vicini? La domanda non ha ancora una risposta anche
perché, che il centro sociale riesca davvero a decollare è
ancora tutto da stabilire. La sola ipotesi incontra, infatti,
resistenze e perplessità, sia in ambito politico, sia tra i
cittadini del centro della bassa valle di Susa che temono
ripercussioni sullordine pubblico. La richiesta, però, è
lì sui tavoli comunali ed è espressa in una petizione
consegnata alla Giunta Comunale: Lhanno firmata circa
350 giovani - spiega Federico Alpe, consigliere comunale di
Rifondazione Comunista, tra i promotori delliniziativa -
che vivono sulla loro pelle la mancanza di un punto di
aggregazione e che manifestano lesigenza di ritrovarsi per
promuovere progetti di crescita culturale. La questione era
già stata sollevata, sempre da Rifondazione, in consiglio
comunale, nel mese di febbraio, al momento dellapprovazione
del bilancio preventivo. E fu approvata dalla maggioranza, non
senza mugugni e con lastensione del vice sindaco Susanna
Bufacchi. Nettamente contrarie le minoranze con, in prima linea,
lesponente leghista Giorgio Re: Faremo sapere ai
cittadini - dichiarava in consiglio - che volete impiantare un
Leoncavallo anche a Bussoleno. Poi la questione si attenuò
complici, probabilmente, le vicende legate agli arresti di tre
giovani dei centri sociali torinesi (tra cui il bussolenese
Silvano Pellissero) con laccusa di essere implicati negli
attentati contro lalta velocità, e le manifestazioni
violente degli squatters nel centro di Torino, dopo il suicidio
in carcere di Edoardo Massari, uno degli arrestati. Dopo qualche
mese, largomento però è tornato dattualità. I
giovani che vogliono il centro sociale autogestito, hanno chiesto
la piazza del mercato, il 27 giugno, per organizzare un concerto
rock. E il Comune ha dato il patrocinio, non senza qualche
discussione allinterno della Giunta. Con questi
giovani ci siamo incontrati più volte - afferma il sindaco Marco
Blandino. Il dialogo è avviato. Abbiamo consigliato loro di
formare unassociazione, con dei responsabili. Il patrocinio
al concerto? E stato concesso per non far pagare luso
dellarea. E una prassi che seguiamo anche con altri.
Non aver permesso la manifestazione sarebbe stata la scelta
peggiore. In fondo il concerto sarà anche unoccasione per
stabilire il livello di maturità e di affidabilità di questi
giovani. Cè poi il problema della sede del centro
sociale. I giovani avevano indicato larea dove sorgono i
magazzini comunali, nei pressi dellalbergo Isolabella.
La cosa però al momento non è possibile - dice Blandino -
perché la zona è di proprietà del demanio militare. Ma
la questione non ha solo connotati logistici, non è solo un
problema di sedi. In discussione è proprio lopportunità
di concedere o meno lo spazio per un centro sociale a Bussoleno.
Valter Amprimo, assessore, popolare non è pregiudizialmente
contrario: Se la richiesta esprime un bisogno reale di
luoghi di aggregazione per i giovani non vedo perché dovremmo
essere contrari. Certo, tutto deve avvenire nella legalità ed
entro certe regole da rispettare. Chi paventa un Leoncavallo a
Bussoleno mi pare proprio che esageri. Ma Alida Benetto, ex
sindaco, consigliere di minoranza, rincara la dose: Siamo
contro il centro sociale. La richiesta proviene da cittadini che
si presume non siano integrati nella società e ci sono rischi
per lordine pubblico. Invece di integrare i giovani qui si
rischia di ghettizzarli ancora di più. Piuttosto bisognerebbe
realizzare un centro polivalente aperto a tutte le fasce della
popolazione. Chi critica così i centri sociali -
replica Federico Alpe - lo fa per ignoranza, perché non ne ha
mai visto uno. Non ci sono solo gli squatter che spaccano le
vetrine. Cè gente che organizza concerti, dibattiti, che
fa cultura. Ma lo sapete che i ragazzi del tanto bistrattato
Leoncavallo di Milano, in questi giorni sono in Messico a
lavorare per costruire un ospedale?. Resta il fatto di un
volantino dai toni non proprio concilianti, distribuito nei
giorni scorsi proprio a Bussoleno, da un cosiddetto collettivo
Contro potere (che alcuni sostengono sia vicino ai
giovani che chiedono il centro sociale) in occasione del
mercatino delle pulci. Non ne so nulla, non conosco quel
gruppo, replica Alpe. E la necessità di proseguire nel
dialogo è sostenuta da Ivano Fucile, capogruppo del Pds in
consiglio comunale: Nel nostro programma elettorale - dichiara -
sosteniamo la necessità di sostenere i giovani e favorire
iniziative di aggregazione anche mettendo a disposizione locali
idonei. Che non significa dire: andate, occupate, autogestite,
fate quello che vi pare. Per questo i democratici di sinistra
ritengono che non si possano negare dei locali a un gruppo di
giovani che si costituiscono in associazione con finalità
culturali o ricreative. Sulla stessa linea Fabio Melis,
assessore di Rifondazione Comunista: Tutto questo bailamme
contro i centri sociali mi pare fuori luogo. E poi qui ci
troviamo di fronte a giovani che hanno accettato il dialogo con
le istituzioni. Già questo è positivo. Non sono giovani che
vogliono spaccare tutto. Semmai intendono costruire
qualcosa. Anche da parte del mondo cattolico non emerge una
chiusura netta. Nicola Pochettino, un giovane che frequenta i
gruppi parrocchiali, sostiene che lesigenza di
aggregazione giovanile, se è reale, non va negata. Certo, tutto
deve avvenire secondo le regole della convivenza civile, senza
violenza, senza arrecare disturbo alle persone e danni alle cose
altrui. Personalmente non sento lesigenza di luoghi di
aggregazione. La parrocchia offre molte opportunità. Capisco
però che chi non la frequenta possa esprimere lesigenza di
altre opportunità. Ennio Guglielmetto, scout, ammette
di aver sentito parlare dellipotesi del centro
sociale solo da gente che lo denigrava. Ma questa è
unopinione condizionata da recenti fatti di cronaca che
hanno visto come protagonisti gli squatters. Mi sembra però
esagerato vedere in un centro sociale il luogo di tutti i mali.
Bisognerà stare molto attenti a come si realizzerà.
Lautoregolamentazione può comportare dei rischi; cè
il pericolo che la struttura diventi non più controllabile,
gestibile. Non solo: Non ho ben capito a chi voglia
rivolgersi il centro sociale. In fondo a Bussoleno i centri di
aggregazione non mancano, e non cè solo la parrocchia. Mi
sembra che nasca un po da un pezzo di cultura politica,
indirizzato a sinistra, che è al governo di Bussoleno. Se
però è solo unesigenza di qualche forza politica, ribatte
Pochettino, liniziativa avrà poco futuro.
Dichiarazioni che non trovano in disaccordo Federico Alpe:
Da qualche tempo accade una cosa strana. Trovo più punti
di contatto con gli ambienti cattolici che con altri ambienti
della sinistra, Pds in testa. In fondo è vero: a fare
aggregazione giovanile sono rimasti solo più i gruppi cattolici
e i giovani dei centri sociali in qualche modo vicini a
Rifondazione. E sembra così anche nei rapporti con il
Comune: Non è un caso che sulla linea del dialogo ci sia
Valter Amprimo, dei popolari. Lui dice: cè
unesigenza? Rispondiamo. Mentre altri mi sembra che abbiano
paura dellesigenza. Insomma, il dibattito continua.
Vedremo come proseguirà.