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N. 23 - giovedì 12 giugno 1998

Avigliana: Porte Aperte In valle dal 13, 11 bambini di Chernobyl

Borgone: Vino

Vita della Chiesa Vent’anni fa

 

Avigliana. Porte Aperte
La seconda edizione di “Città d’Arte a Porte Aperte” è partita un po’ in sordina, certamente la pioggia torrenziale della mattinata non lasciava presagire un bel pomeriggio assolato, con il cielo azzurro, solcato da candide nuvole bianche che dall’alto vigilavano sulla fiumana di gente che dal pomeriggio si è riversata nel centro storico della città lacuale. Ad accogliere i visitatori, molti dei quali hanno usufruito del simpatico pulmino con vetri panoramici che ha girato senza sosta facendo da trait d’union tra Avigliana, Buttigliera e Sant’Ambrogio e che ogni quaranta minuti scaricava i suoi passeggeri in piazza Conte Rosso, Avigliana e il suo centro storico in particolare. Molto seguite sono state le visite guidate, curate dalla cooperativa P.A.N., Piemonte, Arte e Natura che oltre ad organizzare tours del borgo storico hanno posizionato guide nelle tre chiese sulle pendici del Pezzulano: Santa Maria, balcone sulla città nuova, San Giovanni, quasi una pinacoteca consacrata a Defendente Ferrari e San Pietro, solitario edificio scrigno di splendidi affreschi. Per creare l’atmosfera un gruppo di giovani figuranti della cooperativa Atypica, che hanno inscenato uno spaccato molto reale sia di un corteo di appestati, che di un processo in pieno regola ad una donna peccatrice portata per le strade acciottolate del borgo legata alla gogna in catene. L’unico neo che ha caratterizzato la giornata, la chiusura totale del centro storico, infatti molti non hanno rispettato il divieto di transito per i non residenti e così hanno intralciato di non poco il fluire lento dei visitatori impegnati a cogliere anche il più piccolo particolare artistico o storico. Abbiamo tastato il polso degli organizzatori l’assessore Rullo si è detto soddisfatto, “anche se questa mattina, appena guardato il cielo ho subito pensato a come fare per poter rimandare la manifestazione, ma poi fortunatamente tutto è andato molto bene, da molte parti ci hanno chiesto una periodicità di questo tipo di manifestazione e sicuramente studieremo la formula più adeguata, purtroppo il problema delle auto è emerso, soprattutto nel pomeriggio, è anche quando abbiamo transennato molti, non residenti hanno ignorato il divieto e hanno tolto le transenne” incalza un obiettore comunale che per tutta la giornata ha lavorato per la buona riuscita dell’iniziativa. Soddisfatti anche alla cooperativa P.A.N. Cesare Berruto e Massimiliano Borgia due delle cinque guide turistiche che hanno operato tutto il giorno commentano “i gruppi erano composti da persone molto interessate, alcuni venuti qui per caso, altri già a conoscenza dell’iniziativa e entusiasti della formula”. Naturalmente abbiamo sentito il parere degli ospiti che hanno apprezzato molto la formula pullman. Un bilancio positivo, dunque per Avigliana, che oltre ad essere la città dei laghi è anche uno dei più interessanti esempi di borgo medioevale e pinacoteca più interessanti del nostro Piemonte.

Alessia Giorda

 

In valle dal 13, 11 bambini di Chernobyl
Ritorneranno sabato 13 giugno in Valle di Susa i bambini di Chernobyl: saranno undici bambini seguiti da un’accompagnatrice e saranno ospitati da altrettante famiglie valsusine. “Da cinque anni Legambiente si dedica al risanamento in Italia di bambini che provengono dalle zone contaminate della Bielorussia e dell’Ucraina -così ricorda Piercarlo Cotterchio, responsabile Legambiente per il Circolo Valle di Susa-. Verranno organizzate gite al mare, in montagna, parchi gioco... Tutto questo avviene proprio mentre nei giorni scorsi è stato effettivamente riaperto il terzo settore della centrale di Chernobyl: questo è un segnale molto grave, che va ad aggiungersi alle già precarie condizioni della centrale, più volte denunciate... Anche alle nostre denunce non sono seguite grandi risposte, sembra quasi che le autorità stiano aspettando un nuovo incidente per ricordarsi che là ancora oggi, a dodici anni dall’incidente, i reattori continuano a funzionare con il rischio di nuovi e più pericolosi incidenti. Proprio per evitare tutto ciò abbiamo indetto una petizione per la chiusura della centrale... Ed intanto coltiviamo un sogno: quello della ristrutturazione di una colonia situata in Bielorussia, da trasformare in struttura polivalente per famiglie, bambini, ragazze madri. A settembre alcuni tecnici dell’Arpa di Ivrea con alcuni volontari di Legambiente Valsusa si recheranno in Bielorussia per monitorare tutta la zona circostante l’edificio, per verificare lo stato di inquinamento radioattivo: se l’esito sarà favorevole scatterà la fase della ristrutturazione”. E mentre si pensa alla prossima venuta dei bambini si ricorda che è possibile, per tutti coloro che lo vogliono, concorrere alle spese per l’ospitalità, facendo un versamento sul c/c postale n. 38599106 intestato a Legambiente Circolo Vallesusa-Bussoleno (TO), causale versamento Progetto Chernobyl Legambiente oppure telefonare a: (0330) 76.41.37 - (0122) 64.734.17 - (0122) 64.01.77. Gabriella Tittonel

Gabriella Tittonel

 

Vita della Chiesa Vent’anni fa
Il nostro ‘98 ha tre date che dobbiamo ricordare con riconoscenza al Signore. Tutte e tre ci legano al nostro Vescovo, al suo ministero in mezzo a noi. Il 10 giugno del ‘78, vent’anni dunque a ieri, era di sabato, mons. Garneri convocò i canonici della Cattedrale di San Giusto nella sala capitolare e comunicò loro che Paolo VI aveva nominato un nuovo vescovo a Susa. Era don Vittorio Bernardetto, parroco di S.Lorenzo in Ivrea. Non mancarono, una settimana dopo, quando il giornale ne diede notizia gli immancabili gioia e rimpianto. Gioia per il nuovo vescovo e rimpianto per l’anziano presule (si diceva così) che lasciava la diocesi dopo un lungo ministero che aveva attraversato tutti gli anni cinquanta, sessanta e settanta. Da papa Pacelli all’estate dei tre papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. C’era, vent’anni fa, una voglia di cambiamento. Anche la chiesa di Val Susa, piccola ruga la chiamerà poi mons. Bernardetto, sentiva che i suoi polmoni erano un po’ asfittici. Giocavano a favore del nuovo vescovo diversi fattori. Era un parroco, arrivava da una diocesi viva come quella di Ivrea, aveva lavorato anche nella catechesi e nelle comunicazioni sociali. Lo si sapeva anche amico di Enzo Bianchi, meno famoso allora, ma già uomo di frontiera. E così in molti, il 7 luglio, andammo ad Ivrea per la sua consacrazione episcopale. Conoscemmo anche San Savino, patrono della diocesi eporediese. Ricordo di esserci andato con Leo Mellano, indimenticabile amico. Con lui, con Annarosa Brezzo Martra, Sandro Vigna e don Bartolomasi si lavorò in quegli anni per l’evangelizzazione e la formazione umana. Grandi temi davvero, che davano respiro a tutta la chiesa. Mons. Bernardetto entrò poi in diocesi il 17 settembre. Vent’anni. Per molti di noi sono stati la parte centrale della vita. Nel conto delle perdite e dei profitti, questi vent’anni vanno registrati con speranze e progetti divenuti realtà e speranze e progetti restati nel cassetto. C’est la vie. Ma oggi, ripensando a quel lontano 10 giugno, mi pare che debba prevalere un solo sentimento. Quello della gratitudine e per dirlo, basta una parola: grazie, vescovo Vittorio. d.e.-

d.e.

 

Vino
BORGONE - Si dice in campo investigativo che tre indizi costituiscono una prova. Ebbene per il concorso enologico Valle di Susa si è giunti alla terza edizione con un crescendo costante di partecipanti: in qualche modo possiamo affermare di aver la prova della felice intuizione avuta tre anni or sono dall’azienda agricola Carlotta di Borgone che ha inventato pressochè dal nulla la manifestazione. I numeri sono lì a dimostrarlo. Nel ‘97 i viticoltori presenti furono 78, quest’anno il loro numero è salito a 96. E a detta degli esperti la qualità e la bontà dei vini continua a migliorare. La scorsa domenica, in piazza Montabone, presso gli stand all’uopo allestiti, ha avuto luogo la premiazione dei vincitori. Il sindaco Alpe, aprendo la cerimonia, ha rivolto un caloroso plauso a tutti i concorrenti, che dimostrano, con la loro nutrita partecipazione, l’esistenza di una tradizione vitivinicola in Valle di Susa che per troppi anni era rimasta nell’ombra. A dar lustro alla premiazione sono intervenuti l’on. Massa, l’assessore regionale Botta, il consigliere provinciale Canavoso, l’assessore della Comunità Montana Bar, i sindaci di Villar Focchiardo e Gravere Chiaberto e Olivero Pistoletto. Vincitore assoluto è risultato Ezio Pinard di Chiomonte, seguito da Pierpaolo Ponte di Giaglione e da Ferdinando Vayr di San Didero. A Franco Croce di Bussoleno è toccato, invece, il premio per il miglior vino valligiano prodotto con almeno il 70 per cento di uve locali. Un riconoscimento speciale è andato a Bruna Nurisso per il miglior vino prodotto a Borgone esclusivamente con uve locali. Questo, infine, l’elenco dei premiati per i migliori vini prodotti in ogni comune della Valle esclusivamente con uve locali: Luisa Cogerino di Almese, Pierluigi Bodoira di Bruzolo, Francesco Pesando di Bussoleno, Sibylle Luft di Caprie, Fabrizio Lenzi di Chianocco, Mario Marchetto di Chiomonte, Luciano Cometto di Condove, Cesare Favro di Exilles, Giuseppina Pennati di Giaglione, Aldo Olivero Meanotto di Gravere, Ilide Pelissero di Meana, Lorenzo Durbiano di Mompantero, Franco Richiero di San Didero, Emilia Borgis di San Giorio, Sergio Perottino di Susa e Amerigo Menone di Venaus. Un premio particolare è poi stato consegnato alle tre aziende agricole valsusine che hanno ricevuto la certificazione doc per i vini dell’annata ‘97: si tratta di Carlotta di Borgone, Martina di Giaglione e Sibille di Gravere. Molti riconoscimenti, dunque, dati a ragion veduta sentendo le impressioni del pubblico che ha preso d’assalto il banco di assaggio. E a dir il vero non si è reso onore solo a Bacco: la mostra mercato, allestita in un padiglione vicino, ed il pranzo con i prodotti tipici valsusini hanno consentito ai visitatori accorsi di gustare le tante prelibatezze che questa Valle sa offrire.

Valter Alpe

 
 
 
 

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