italiano
- francese -
inglese
Da più di 100 anni voce del territorio
Aprile 1897. In valle di Susa esce un nuovo giornale, si chiama "Il
Rocciamelone", in omaggio alla montagna cara ai valsusini. Fondatore
è il vescovo Mons. Edoardo Giuseppe Rosaz (proclamato Beato da
Giovanni Paolo II il 14 luglio 1991, in occasione della visita a Susa)
che sul primo numero saluta la nuova pubblicazione con queste parole:
"Benedico il periodico Cattolico "Il Rocciamelone" e tutti i suoi
redattori, incoraggiandoli a perseverare nella santa impresa".
Ed ecco alcuni passi del primo
editoriale:
"Accanto agli interessi spirituali e religiosi, noi
propugneremo eziandio quelli temporali dei valsusini (...) Le nostre
colonne sono a disposizione dei corrispondenti locali; a riguardo
degli avvenimenti politici, dei fatti più importanti, le notizie si
provvederanno in larga copia; la cronaca cittadina, quella del
Circondario, la rubrica giudiziaria, avranno il loro posto; porteremo
a conoscenza del popolo la statistica ed i progressi dell'agricoltura
e delle industrie; non sarà neanco trascurata quella letteratura amena
che sollevi e ricrei lo spirito; nulla noi lascieremo d'intentato
perché il nostro periodico riesca utile e dilettevole in tutto e per
tutti".
100 e oltre anni di vita per un
giornale sono davvero tanti. Un'impresa "santa" ma anche tanto
impegnativa. Le forze sono sono state sempre impari all'impresa, gli
"azionisti" con sempre pochi soldi in tasca; i giudici, poi, sempre
severi. Ma è stata una bella avventura. Che lega la storia di questa
chiesa locale, la diocesi di Susa, al suo territorio e oltre.
In principio, dunque, era "Il Rocciamelone", come il monte che
sovrasta la Valle e sulla cui vetta (a 3538 metri) proprio il Beato
Rosaz volle far collocare, nel 1899, una statua in bronzo della
Madonna. Erano gli anni dei "padri fondatori" del giornale: il santo
vescovo mons. Rosaz; il giovane avvocato Cesare Napoli, primo, quasi
improvvisato, direttore; Giuseppe Calabrese, che sarà poi vescovo di
Aosta, vera "anima" del giornale ma sempre in seconda fila. La casa
del vescovo si fa redazione e stamperia. Si tiravano, allora,
cinquecento copie e il mercato dell'informazione era "dominato"
dall'Indipendente. L'anticlericalismo accecava anche le belle
intelligenze e i "clericali" (così venivano chiamati) per trovarsi un
"posto al sole" dovettero faticare non poco.
Ma la tempra di quei padri era davvero d'acciaio. Nel 1907, dopo due
anni e mezzo di sospensione delle pubblicazioni, "Il Rocciamelone"
cambiò nome e divenne "La Valsusa".
Sono gli anni di Luigi Chiesa, un ottimo giornalista. La Valsusa
combatte senza paura la "battaglia" dei cattolici impegnati nella vita
politica. Con Luigi Chiesa si distingue la straordinaria figura di un
giovane professore, che poi arriverà fino a Roma, in Parlamento:
Federico Marconcini.
Sono anche gli anni in cui don Giacomo Alberione getta il seme delle
future Figlie di San Paolo proprio qui a Susa. E' il 1919, dopo gli
anni della grande guerra il Vescovo di allora Mons. Marozio si mette
in moto per riportare alla luce il settimanale diocesano. Per farlo
contatta don Alberione che manda a Susa 14 ragazze, che seguono dalla
A alla Z tutta la "cucina" del giornale: redazione, correzione, bozze,
stampa e anche ... strillonaggio. Sono le più giovani di loro a
percorrere le vie di Susa annunciando che il nuovo numero è a
disposizione. Sembra quasi una favola, invece sono pagine di storia.
Scorrendo gli annali non può essere dimenticata la figura di chi è
stato il direttore per eccellenza, mons. Carlo Marra, che ha passato
tutta la sua vita al giornale (nel 1912 aveva 12 anni quando andava in
tipografia a incollare le etichette), passando attraverso il fascismo,
la guerra, la liberazione, il dopoguerra, il boom economico, il
Concilio. Una direzione durata 40 anni, fino al 3 gennaio 1975, quando
a mons. Marra succede don Aldo Amprimo, brillante corsivista. I suoi
"sale e pepe" e le sue "schegge" appartengono agli anni più
battaglieri (e scritti bene) del giornale. Con lui vanno ricordate
altre due penne prestigiose: il canonico Domenico Sardi e il canonico
Guido Ferrero, l'inventore della pagina sportiva del giornale.
Altro cambio della guardia nel 1979, quando viene nominato direttore
don Ettore De Faveri. In pochi anni cresce il numero dei collaboratori
ma, soprattutto, aumentano le notizie, le pagine e gli abbonati.
"Quando ormai più di vent'anni fa presi in mano la fiaccola di
questo giornale – racconta don
Ettore – non pensavo di doverlo guidare oltre le colonne
d'Ercole del 2000. Pensarci affascina, ma fa anche venire i brividi
nella schiena. Oggi l'impresa è ancor più dura. Mi chiedo spesso,
nell'esame di coscienza che un direttore fa alla sera della sua lunga
giornata: cosa vuoi da noi Signore? C'è ancora spazio per noi? Basta
ancora la fionda di Davide in questo mondo dell'informazione
satellitare? Non pretendo che sia il buon Dio a rispondermi, ma credo
che un po' di luce Lui me la mandi, perché continuo ad essere convinto
che il segreto di un buon giornale sia sempre quello di raccontare (e
bene) le notizie". Insomma, come
scrive Piero Ottone: "Nessuno decide di fare il giornalista per
migliorare l'umanità. Però un buon giornale la migliora". E' quello
che noi de La Valsusa, nel nostro piccolo, proviamo a fare.