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Servizio:
L'omelia del
Vescovo:
Ordinazione sacerdotale di don
Antonello Taccori, sabato 1° luglio
Il
ringraziamento:
Sono felicissimo per il
dono della vocazione al sacerdozio
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SUSA
- Dopo sei anni, sabato 1° luglio, la chiesa diocesana ha potuto
vivere la gioia di avere in dono dal Signore un nuovo sacerdote: il
trentatreenne santantoninese don Antonello Taccori. Gremita, fin
all’inverosimile, la Cattedrale, che ha visto stringersi le diverse
comunità che, in questi anni, hanno potuto conoscere e apprezzare lo
stile gioioso, sereno e immediato del giovane seminarista Antonello.
Alla presenza dei genitori, della sorella e dei nipotini, del
sindaco Antonio Ferrentino, di numerosi giovani provenienti dalla
diocesi e dalla parrocchia Ss.Trinità in Nichelino (comunità in cui
don Antonello ha potuto vivere il suo ultimo anno di formazione come
diacono a fianco di don Paolo Gariglio), il sacro rito inizia con la
processione dei presbiteri (la maggioranza dei quali provenienti
dalla diocesi di Torino: i superiori del Seminario Maggiore e molti
compagni di studi dell’ordinando) che accompagnano don Antonello fin
ai piedi dell’altare.
A
presentare don Antonello alla comunità e al Vescovo, monsignor
Badini Confalonieri, è il rettore del Seminario, don Daniele
Giglioli, che chiedendo, secondo l’antica prassi liturgica, di voler
conferire all’eletto il dono del presbiterato, ne delinea, alcuni
tratti significativi. “Antonello -ha ricordato- si è impegnato
seriamente in questi anni di formazione a questo momento. La sua
principale caratteristica è quella di essere un uomo che non si
ferma davanti alle difficoltà, ma è capace di trovare sempre la
soluzione ottimale ad ogni problema: questa sua caratteristica,
molto preziosa anche nella nostra diocesi, permetterà a Antonello di
essere sempre un uomo di pace, che seminerà nelle comunità, che avrà
la possibilità di servire armonia e serenità attorno a sé”.
Monsignor Badini Confalonieri, visibilmente commosso e soddisfatto
nel conferire per la prima volta il dono del presbiterato a un
figlio di questa chiesa segusina, nella sua omelia richiama quelli
che devono essere i pilastri principali della vita del prete:
l’eucaristia e il ministero della riconciliazione. “Don Antonello
–ha sottolineato- con il sacerdozio che tra poco ti viene conferito
dovrai essere un instancabile ponte tra Dio e l’umanità, ma ricorda…
che il sacerdote deve essere innanzitutto uomo di preghiera: solo
l’unione con Dio potrà rendere fecondo il tuo ministero pastorale e
la tua stessa vita”. Il dono del sacerdozio è un dono per la Chiesa
di Susa, dono talmente prezioso che, nel proseguire del sacro rito,
il vescovo invita a pregare Dio e i Santi perché assistano l’eletto
che – conscio della propria indegnità - prostrato a terra si affida
completamente a Dio; ma momento culminante della celebrazione
dell’ordinazione è quando il Vescovo e i presbiteri presenti
impongono le mani sul suo capo, a voler simboleggiare la
trasmissione di questo inestimabile dono che Antonello dovrà, per
usare le parole della preghiera di ordinazione, adempiere fedelmente
affinché con il suo esempio il popolo possa essere guidato a
un’integra condotta di vita.
Con
una commozione sempre più crescente, il novello sacerdote viene così
rivestito della casula e riceve sulle mani l’unzione con il sacro
crisma; quindi a quelle mani consacrate vengono affidati il calice e
la patena con l’augurio che don Antonello viva quel dono conformando
la sua vita, ogni giorno sempre più, al mistero della croce del
Signore.
Un fragoroso applauso ha così salutato il novello presbitero che,
accolto dal vescovo e dai sacerdoti nel presbiterio, ha con loro
concelebrato la sua prima messa. Al termine di questa suggestiva
celebrazione è toccato a don Antonello prendere la parola per
ringraziare tutte le persone che lo hanno accompagnato a questo gran
giorno: una gioia che a stento il novello presbitero cela tra le
lacrime ma che, siamo certi, accompagnerà il suo cammino e i passi
del suo ministero, dove il vescovo deciderà di destinarlo.
Giorgio Brezzo
Erman Lorenzin
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