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La Valsusa - n. 28 del 6 luglio 2006
 
Dalla Prima: Dopo un’attesa di sei anni, sabato 1° luglio nella Cattedrale di San Giusto, l’ordinazione del sacerdote
  Antonello: un nuovo prete per la chiesa di Susa

Servizio:
 

L'omelia del Vescovo:
Ordinazione sacerdotale di don Antonello Taccori, sabato 1° luglio

Il ringraziamento:
Sono felicissimo per il dono della vocazione al sacerdozio

 
SUSA - Dopo sei anni, sabato 1° luglio, la chiesa diocesana ha potuto vivere la gioia di avere in dono dal Signore un nuovo sacerdote: il trentatreenne santantoninese don Antonello Taccori. Gremita, fin all’inverosimile, la Cattedrale, che ha visto stringersi le diverse comunità che, in questi anni, hanno potuto conoscere e apprezzare lo stile gioioso, sereno e immediato del giovane seminarista Antonello. Alla presenza dei genitori, della sorella e dei nipotini, del sindaco Antonio Ferrentino, di numerosi giovani provenienti dalla diocesi e dalla parrocchia Ss.Trinità in Nichelino (comunità in cui don Antonello ha potuto vivere il suo ultimo anno di formazione come diacono a fianco di don Paolo Gariglio), il sacro rito inizia con la processione dei presbiteri (la maggioranza dei quali provenienti dalla diocesi di Torino: i superiori del Seminario Maggiore e molti compagni di studi dell’ordinando) che accompagnano don Antonello fin ai piedi dell’altare.
A presentare don Antonello alla comunità e al Vescovo, monsignor Badini Confalonieri, è il rettore del Seminario, don Daniele Giglioli, che chiedendo, secondo l’antica prassi liturgica, di voler conferire all’eletto il dono del presbiterato, ne delinea, alcuni tratti significativi. “Antonello -ha ricordato- si è impegnato seriamente in questi anni di formazione a questo momento. La sua principale caratteristica è quella di essere un uomo che non si ferma davanti alle difficoltà, ma è capace di trovare sempre la soluzione ottimale ad ogni problema: questa sua caratteristica, molto preziosa anche nella nostra diocesi, permetterà a Antonello di essere sempre un uomo di pace, che seminerà nelle comunità, che avrà la possibilità di servire armonia e serenità attorno a sé”. Monsignor Badini Confalonieri, visibilmente commosso e soddisfatto nel conferire per la prima volta il dono del presbiterato a un figlio di questa chiesa segusina, nella sua omelia richiama quelli che devono essere i pilastri principali della vita del prete: l’eucaristia e il ministero della riconciliazione. “Don Antonello –ha sottolineato- con il sacerdozio che tra poco ti viene conferito dovrai essere un instancabile ponte tra Dio e l’umanità, ma ricorda… che il sacerdote deve essere innanzitutto uomo di preghiera: solo l’unione con Dio potrà rendere fecondo il tuo ministero pastorale e la tua stessa vita”. Il dono del sacerdozio è un dono per la Chiesa di Susa, dono talmente prezioso che, nel proseguire del sacro rito, il vescovo invita a pregare Dio e i Santi perché assistano l’eletto che – conscio della propria indegnità - prostrato a terra si affida completamente a Dio; ma momento culminante della celebrazione dell’ordinazione è quando il Vescovo e i presbiteri presenti impongono le mani sul suo capo, a voler simboleggiare la trasmissione di questo inestimabile dono che Antonello dovrà, per usare le parole della preghiera di ordinazione, adempiere fedelmente affinché con il suo esempio il popolo possa essere guidato a un’integra condotta di vita.
Con una commozione sempre più crescente, il novello sacerdote viene così rivestito della casula e riceve sulle mani l’unzione con il sacro crisma; quindi a quelle mani consacrate vengono affidati il calice e la patena con l’augurio che don Antonello viva quel dono conformando la sua vita, ogni giorno sempre più, al mistero della croce del Signore.
Un fragoroso applauso ha così salutato il novello presbitero che, accolto dal vescovo e dai sacerdoti nel presbiterio, ha con loro concelebrato la sua prima messa. Al termine di questa suggestiva celebrazione è toccato a don Antonello prendere la parola per ringraziare tutte le persone che lo hanno accompagnato a questo gran giorno: una gioia che a stento il novello presbitero cela tra le lacrime ma che, siamo certi, accompagnerà il suo cammino e i passi del suo ministero, dove il vescovo deciderà di destinarlo.

Giorgio Brezzo
Erman Lorenzin

 

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